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March 08 Il Gioco del SacrificioNel calcio si può vincere con la classe, con la grinta, con il culo. In ogni caso però quello che non può e non deve mai mancare è il sacrificio. Puoi vincere uno o sette a zero, ma il sacrificio dei giocatori ci dev’essere sempre perché significa voglia di portare a casa il risultato. Poi vengono partite come quella di ier sera al Marassi in cui il sacrificio non è più un elemento aggiuntivo, ma la base su cui si costruisce la vittoria: vedere Balotelli fare il centrocampista più che l’attaccante (e farlo con immensa intelligenza e umiltà), Ibrahimovic tenere palla e fare sponde prendendo anche tante botte e soprattutto vedere un Cambiasso egregio come centrocampista come sempre, ma a dir poco superlativo ed insuperabile come difensore centrale, fa capire come Mourinho abbia messo in testa ai ragazzi che non conta solo il Manchester, ma anche tutto ciò che viene prima e verrà dopo. Il Genoa ha giocato la sua partita, dimostrando di essere un ottimo team, organizzato, deciso e che ha perso di fatto sulle due uniche vere occasioni da gol lasciate agli avversari. Cinico l’Inter a sfruttare subito in apertura un contropiede magicamente concluso da Ibra e un gioco di sponde tra i due centravanti a metà ripresa con palla dentro/non dentro in stile Cassano contro il Milan. Lo dirò subito onde evitare polemiche: dalle immagini sembra che la palla non abbia superato totalmente la linea di porta, ma il guardalinee rimembriamo che ha avuto una frazione di secondo per decidere, ha visto ¾ del pallone sicuramente dentro, ed ha così deciso. Di certo vorrò sentire parlare almeno fino a mercoledì del rigore non dato (con annessa espulsione) all’Udinese per il mani funambolico di Mexes nella propria area di rigore. Ma son sicuro che non si farà, che si parlerà solo di Champions, si faranno solo ipotesi e si farà sembrare la sfida dell’Old Trafford come l’ultima spiaggia di Mourinho. Cosa più falsa non si potrebbe dire. Vero che il portoghese è venuto in Italia per portare l’Inter dove in Europa non è mai stato con Moratti, ma ricordiamoci anche che giochiamo contro il Manchester, campione di ogni cosa possibile immaginabile dell’anno solare 2008, e che comunque è venuto a San Siro ed ha pareggiato. Potrà succedere di uscire, mettiamocelo ben chiaro nella testa, il discorso sta tutto nel vedere come si giocherà e come (nella peggiore delle evenienze) si uscirà, perché io ho la certezza che l’Inter dell’anno scorso da questo Manchester ne avrebbe prese 5 o 6 (ricordiamoci che ne prendemmo 3 dal Liverpool). Stiamo quindi pronti a subire sfottò e attacchi da ogni dove, ma anche pronti a fare un bel gesto dell’ombrello nel caso le cose andassero bene. Stiamo pronti a difendere il nostro Mister, che non so come voi l’abbiate visto, ma personalmente penso che sia fortemente deluso da un calcio che fino a 20 anni fa tutti ammiravano e di cui tutti in Europa sognavano un giorno di entrare a farne parte, mentre oggi è deriso, guardato con ribrezzo e tenuto a debita distanza da molti campionissimi. Dargli torto? No, in Inghilterra tutti lo amano perché, nonostante la sua arroganza congenita, portò schiettezza, innovazioni e migliorò in un modo o nell’altro un progetto già vincente come la Premier. In Italia invece la sua schiettezza è guardata con paura, le sue innovazioni con ironia ed è difficile riuscire a portare innovazione in un elemento già incancrenito da tempo. Spero che resti, ma so che gli costerà un grande sacrificio, come è costato all’Inter di ieri, come costerà all’Inter martedì, quando senza Samuel (in dubbio), Chivu (forte dubbio), Burdisso (sinceramente, meglio così) e Materazzi (quasi certamente non ci sarà) dovremo affrontare un attacco stellare. Incrociamo le dita ragazzi, e mettiamoci il cuore in pace: servirà sempre e comunque un po’ di gioco del sacrificio per essere interisti.
Andrea
February 16 Il Destino Nelle Nostre ManiOgni volta
che c’è un derby un pensiero va lassù, a Peppino Prisco, un uomo che viveva un
Campionato intero solo per quelle due sfide contro i rivali cittadini. Se ci
fosse stato stasera sarebbe stato contento, nel suo modo di vivere il calcio un
po’ bausciesco da milanese acquisito. Sarebbe stato contento di questa Inter
fisicamente disarmante per ogni avversario, di quel gol un po’ così di Adriano
e di quel finale di sofferenza che solo noi possiamo concepire. Il derby è la
partita di noi tifosi, quella che non vuoi mai perdere, quanto meno per evitare
gli sfottò. Quella di stasera di fatto ci ha consegnato il destino del
Campionato in mano, ora tutto sta a noi, perderlo come vincerlo. San Siro
spolvera un pubblico da grande occasione, coreografie emozionanti, suoni mozza
fiato. L’Inter è in campo e se il Milan prova a fare il match, i ragazzi non
hanno problemi a resistere ed anzi a rispondere: le migliori occasioni sono
nostre ed il gol arriva con Adriano, il ragazzone brasiliano che un po’ con la
testa e un po’ (tanto) con il braccio mette la palla dentro. Tifosamente:
chissene frega, vincere così dà un gusto ancora maggiore di presa per il culo
per i diavoli. Sportivamente: il gol l’avrei annullato, seppur ci sia l’involontarietà.
Insomma decisione difficile, ma di fatto è la situazione che cambia la partita,
perché il Milan scompare e sale in cattedra definitivamente l’Inter che gioca
un buon calcio, con la potenza fisica e la velocità va a mettere in crisi il
centrocampo rosso-nero non abituato e svogliato nel rincorrere gli avversari
portatori di palla. Il colpo pesante arriva in chiusura di ripresa quando Deki
(che s’era mangiato un gol che anche mia sorella avrebbe messo, e non sto
scherzando) fa partire una botta violenta dal limite dell’area su assist di
Ibra. Pam, 2 a
0 ed il Milan in tilt. La ripresa ci dà un Milan forse più carico, ma
confusionario e che regala a noi nero-azzurri, ottimi nelle transizioni
offensive, almeno tre occasioni da gol per chiudere definitivamente il match.
Ma il derby quasi mai è chiuso e dal 25° della ripresa, anche grazie all’ingresso
di Inzaghi, il Milan trova nuova verve e prende in mano il gioco, trovando il
gol con Pato e poi una continua pressione ai limiti della nostra area. Soffriamo,
sudiamo sia i ragazzi in campo, sia noi tifosi sugli spalti, sia noi a casa
sulle nostre poltrone (è incredibile come una partita ti regali una sauna
gratis comodamente seduto a casa). Ma alla fine l’arbitro fischia e il 270°
derby della Madonnina va alla squadra oggettivamente più forte, che nonostante
alla fine abbia sofferto, ha dato prova per 70 minuti di grande solidità,
compattezza e tecnica. Lodi a Maldini, grande signore non solo del Milan, ma
del calcio italiano e lodi ad Adriano, che dedica il gol al figlio di Musigno,
suo grande fan dimostrando, in fondo di essere un ragazzo con un cuore grande
così. Una tiratina d’orecchio ci sta invece per il Mister, che tatticamente
azzecca tutto, perché ottima la prestazione di Samuel e Chivu, coraggioso e
preciso Santon, buona prova del centrocampo, ma poi fa sudare tutti quanti
quando inserisce Vieira e Burdisso togliendo i terminali offensivi. Tutto per
il verso giusto stasera però alla fine, anche se per un momento, all’ingresso
in campo di quel 35enne travestito da 25enne che è Inzaghi, ho la certezza che
ogni tifoso nero-azzurro ha pensato “Cazzo, adesso entra, segna e dobbiamo
sorbirci la sua solita esultanza di mezzora…” ma per fortuna il guardalinee era
sobrio e vede tutti i suoi fuori giochi, esistenti, dal primo all’ultimo.La certezza
dello Scudetto è logico che non ci sia, ma ora possiamo solo vincerlo o
perderlo noi,possiamo
sbagliare solo noi. Mi piace pensare che stasera Peppino Prisco abbia fatto uno strappo alla regola, sia sceso un secondo e ci abbia consegnato il destino nelle nostre mani, dicendo che il momento migliore per farlo era proprio oggi, quando gobbi e cacciaviti perdono pezzi per strada.
Andrea
February 08 Derby a Distanza Quando in vista c'è un derby, la parte bella (oltre alla partita) è lo scontro ironico e cinico tra i tifosi delle due squadre. Di fatto il derby inizia almeno una settimana prima della vera partita. Ieri alle ore 18 è sceso in campo l'Inter, mentre alle 20 e 30 il Milan ed il verdetto finale è stato chiaro: Inter stravince, il Milan pareggia, ma di fatto perde. Perde un'occasione d'oro per starci col fiato sul collo, perde l'occasione per dimostrare che non è un album di figurine e basta, ma soprattutto perde Kakà per la stracittadina. Il brasiliano si fa male e la sua condizione non è buona, è previsto un lungo stop, ma sicuramente non ci sarà a Londra per Italia-Brasile e nemmeno per Inter-Milan. Ma parliamo un attimo dell'Inter vista ieri allo stadio Via del Mare di Lecce: prima abbiamo resistito ai giallorossi colpendo in contropiede, poi abbiamo preso in mano il pallino per distruggere nell'ultima mezzora la resistenza avversaria. Una perfetta tattica di battaglia che ha portato i suoi frutti ieri come in altre partite contro squadre medio-piccole in trasferta. Non abbiamo giocato bene, il modulo ad albero di Natale non ha convinto, ma il risultato finale, la grinta messa in campo e la classifica soprattutto convincono eccome. Ibrahimovic sorride sotto il suo naso aquilino; Figo fa gol di testa sentendosi un giovincello e non un giocatore in perfetta età da "titolare da Milan" e infine Deki per l'ennesima volta si dimostra indispensabile mettendolo in culo (scusate la volgarità) a tutti quei tifosi juventini che in estate hanno sputato sopra un suo possibile arrivo a Torino, dimostrando che a volte anche gli SpecialOne possono sbagliare la prima impressione. Ora Dejan è diventanto un elemento indispensabile nella scacchiera tattica di Musigno. E proprio il Mister a fine partita si lascia andare a qualche dichiarazione polemica (strano vero? Musigno è una persona così poco critica, non fa mai polemica) verso gli arbitri che, dice, "dall'episodio di Siena, con il quale si è alzato un polverone mediatico incredibile contro di noi, i ragazzi hanno notato molte decisione discutibili: oggi il rigore su Ibra, settimana scorsa il mani di Abate, l'espulsione di Muntari. Non sarei un vero leader se non riportassi le opinioni della squadra". A mio parere i giocatori finchè vincono se ne fottono di queste decisioni discutibili, e la voglia di dire queste cose era solo di Mourinho, perchè dopo un tre a zero i giornali non avrbebero potuto dire nulla di negativo su di noi e la settimana sarebbe stata davvero troppo pallosa così. E dunque via, un pò di carne al fuoco non fa mai male, soprattutto prima di un derby! Il Cirque Du Soleil Milan è pronto ad affrontarci ad armi spiegate, tranne forse sfortunatamente (per lo spettacolo, fortunatamente da tifoso) Kakà, e noi dovremo essere pronti a rispondere ai loro colpi. Quindi calma, concentrazione, lavoro duro, grinta, perchè da ieri è ufficialmente iniziato il derby di Milano. Andrea P.S. ieri per la prima volta da quando è all'Inter Quaresma ha azzeccato tre cross di fila ed ha quasi segnato. Peccato che vestisse la maglia del Chelsea. February 01 Troppo Poco, Troppo Tardi (ma che dura la Serie A) L'occasione era ghiotta, anzi, ghiottissima. Il Real Cagliari che tre giornate fa ci aveva fatto penare in casa, ieri sera ha schiantato una Juve imbarazzante in difesa, dandoci così l'opportunità di portare a nove i punti sui bianco-neri. Ma mai fare i conti senza l'oste. Come ogni squadra che si rispetti (di medio-bassa classifica) il Toro è venuto a San Siro imbottito di difensori, pronto a lottare con il coltello fra i denti per portare a casa almeno un punto contro la squadra più forte del Campionato. Missione compiuta. Un primo tempo di difficile interpretazione, più che altro perchè giocato da cani sia da noi che da loro, senza emozioni se non qualche occasione sporadica per i nero-azzurri. La ripresa invece parte subito forte con i granata che svegliano un addormentato pubblico pagante passando a sorpresa in vantaggio con un ottima girata di testa di Rolando Bianchi. E come tradizione vuole, dopo la botta in testa ecco che l'orgoglio meneghino interista si risveglia: l'Inter inizia a giocare a calcio, schiacciando gli avversari, collezionando angoli su angoli. E proprio dai tiri dalla bandierina arrivano i maggiori pericoli per gli avversari: prima Cordoba si mangia un gol da due passi (comunque strepitoso Sereni oggi) e poi finalmente Burdisso insacca il pallone dell'uno pari. In tipico stile Musigno, oltre alle faccete mai assenti in panca, ecco buttati nella mischia Figo, Quaresma e Crespo. E proprio Valdanito va vicino al gol vittoria con un colpo di testa deviato dall'estremo difensore torinista sul palo. I fischi sadici di noi tifosi mandano in tilt Trivela, che ci prova, fa anche buone giocate, ma sbaglia di tutto e di più e forse qua un piccolo mea culpa da parte di noi tifosi ci sta. Il finale è un estenuante assedio all'area granata che regge anche con un pò di fortuna (altro palo, questa volta di Ibra) e riesce dunque a portare a casa un importantissimo punto in chiave salvezza. La domanda viene spontanea: un punto guadagnato sulle inseguitrici o due punti buttati per aria? La risposta si avrà solo stasera, alla fine della trasferta dei cugini in casa degli amici laziali (fatecelo sto favore fratelli!). Intanto si può solo dire che giocare solo 30 minuti su 90, non è un buon metodo se si vuole vincere lo Scudetto. E' il caso che Musigno&Co. si interroghi sul perchè di questo amorfismo, togliendo il vero, ma banale uso dell'alibi "Cazzo, vengon o tutti qua a San Siro che sembra debbano giocare la finale di Champions, diteglielo che si gioca a Roma quest'anno, non a Milano!". Ultimo punto sulla partita, sottolineerei ancora una volta l'ottima prova di Santon; caro mario, guarda e impara. Piccolo spunto direi invece che merita in generale la situazione della Serie A 2008/2009. SEnza dubbio il nostro campionato non è tra i più belli, anzi, ma è indiscutibilmente il più duro. L'Inter (prima in classifica da circa...mmm...3 anni di fila direi), nelle ultime 5 giornate ha pareggiato in casa col Cagliari United, perso a bergamo con l'Atalanta, vinto a fatica con la Samp, dominato (era ora) col Catania e pareggiato in rimonta col Torino. La Juventus, attualmente seconda in classifica, ha faticato col Siena e perso malamente col real Cagliari; il Milan invece col Genoa s'è fatto rimontare andando a pareggiare, dimostrando non tutta questa disparità di forza (cosa che traspare dalla classifica); infine la Roma nel diluvio di Reggio Calabria rimane ipnotizzata dalle parate di Campgnolo e perde l'occasione di riportarsi in zona Champions pareggiando. Dati alla mano vincere in Serie A oggi è un'impresa non da tutti ed è quindi fuori dubbio la forza di questa Inter, che forse non incanta ma riesce in un modo o nell'altro a fare sempre risultato. Critiche o non critiche dei media (Balotelli oramai è l'uomo più discusso dopo Obama, mentre si tace circa le richieste di Del Piero e le panchine di Ronaldinho e Aquilani). Oggi abbiamo fatto troppo poco e quel poco troppo tardi per poter vincere, però che faticaccia è diventato giocare in Serie A! Andrea P.S. Mourinho ha confermato in lista Champions la presenza di Samuel al posto di Balotelli, spostato nella Lista B, escluso quindi (a malincuore per parole stesse di Mourinho) Crespo, che dovrà dimostrare il suo valore in Campionato e Coppa Italia. Per ilr esto nessun cambiamento. January 29 Pochi Ma Buoni Pochi ma buoni i gol di Udinese e Genoa con cui sono stati fermati Juventus e Milan; pochi ma buoni i ragazzi ieri in campo a Catania dopo l'espulsione di Muntari; poche ma buone le parole di Beppe a fine partita; pochi ma buoni i punti di vantaggio sulle inseguitrici; pochi ma buoni gli anni di Santon. Come spesso capita nella vita, i detti popolari sono sempre quelli con più fondamento perchè nati da esperienze di vita. Sono bastati i gol di Quagliarella e Di Natale per fare tornare l'Udinese alla vittoria dopo 3 mesi, e non contro l'ultima arrivata, ma contro la Juventus. Le lacrime a fine partita di alcuni giocatori friulani dimostrano l'attaccamento verso l'allenatore mentre la delusione negli occhi degli altri bianco-neri dimostrano la pessima partita della Juventus, che perde così il treno dell'Inter e deve tornare a sperare nei nostri passi falsi. A Milano intanto splende la luce d Beckham, fuoriclasse senza tempo e la partita di ieri ne è la prova, ma i rosso-neri fanno i conti senza l'oste, che in questo caso è il Principe Milito. Mancato l'aggancio alla Juve dunque, diventano 8 i punti di distanza da noi nero-azzurri. Intanto l'Inter dopo cinque minuti di gioco era in vantaggio grazie al gol di Deki, in un campo difficile come Catania e giocava con ordine e attenzione, mettendo in campo il carattere di Beppe Baresi, per la prima volta allenatore dell'inter dopo una vita in nero-azzurro. Calma, aggressività, attenzione e controllo. Quattro punti che i ragazzi rispettano giocando la miglior partita del 2009, seppur il Catania trovi il pareggio, ma su una azione viziata da un evidente fallo di gioco pericoloso di morimoto su burdisso.Alla mezzora poi l'arbitro vede un intervento da rosso diretto di Muntari: per l'ennesima volta Sulley Ali paga la cattiva nomea che s'è costruito negli anni e viene espulso per un intervento che al massimo era da giallo. Cose che succedono purtroppo (o forse c'è la sudditanza psicologica a favore del Catania? Bah). L'ultimo quarto d'ora del primo tempo, in dieci, soffriamo contro un Catania che preme e che ci prova, ma il risultato è salvo e nella ripresa le parole di Beppe e le indicazioni di Musigno ridanno compattezza e ordine alla squadra che si difende bene ed attacca seppur con un uomo in meno, soprattutto in contropiede. E proprio su una ripartenza Stankovic lancia sul filo del fuorigioco Ibra che salta Bizzarri con un dolce pallonetto ed appoggia con calma la palla in rete. Partita chiusa. Nel post partita due sono le cose che saltano all'occhio: innanzitutto la felicità di un Baresi, che può ben dire a tutti, compreso la fratello, che la migliore Inter del nuovo anno s'è vista con lui in panchina e con 10 uomini contro 11; in secundis è bello vedere come molti giocatori vadano ad abbracciare e a complimentarsi con Santon. Il ragazzo, alla terza partita di fila, s'è dimostrato ancora una volta quasi perfetto, senza sbavature in difesa, aggressivo e costante in attacco, umile nel seguire le decisioni e attento a captare ogni consiglio. Pochi anni, gestiti alla grande a differenza del suo amico Balotelli. L'avere rifiutato la convocazione per ieri dimostra quanto debba ancora crescere il ragazzo, viziato dal proprio talento e dall'eccessivo clamore mediatico che lo ha sin dall'inizi circondato. A 18 anni non è possibile rifiutare una convocazione all'Inter (non stiamo parlando della Poggibonsi, con tutto il rispetto), pretendendo qualcosa in più da tutti, hanno ragione sia Baresi quando dice "Santon è la dimostrazione che se anche qualcun'altro (Balotelli) ascoltasse i consigli e avesse umiltà, anche se sei giovane in questa Inter puoi giocare" ed anche Ibra che spiega "Anche io a 18 anni parlavo tanto, ma lavoravo sodo. Si può parlare solo quando si lavora sodo e si è sicuri di dare sempre il massimo. Balotelli non lo sta facendo, prima lavori, poi parli". Peccato che in una serata invernale ma stranamente calda per noi interisti, a rovinarci un pò la gioia sia un ragazzino di 18 anni, pochi anni, ma non tanto buoni in questo caso. Andrea January 25 L'Ennesima Rinascita Sono stato lì lì ad addormentarmi, lo ammetto, e solo la paura che la Samp ci segnasse mi ha evitato di cadere in stato catarchico. Non è stata una bella partita, ci sono state più botte che occasioni o azioni. Doveva essere la partita di Ibra e Cassano, è stata la partita di Adriano. Il ragazzone brasiliano è stato anche stasera il più brillante tra i nerazzurri, anzi, brillante è dire troppo, diciamo il più reattivo. Oltre al gol ha cercato di fare reparto da solo, perchè Mancini, si è visto, era totalmente fuori luogo in quella posizione per lui atipica, seppur a mio parere in quel ruolo, affianco ad una vera prima punta di prestanza fisica possa fare bene. Il gol vittoria è stato il suo, contro la Roma ha giocato bene, contro l'Atalanta è stato il migliore in campo: la domanda sorge spontanea, siamo di fronte all'ennesima rinascita di Adriano? Forse, ma scordiamoci di rivedere il fuoriclasse dei primi anni italiani, quello là era un altro giocatore. Questo è una vera prima punta, un attaccante di peso, di sostanza, perfetto da mettere in mezzo all'area a raccattare palle sporche e cross dalle fasce. Caro Adriano, siamo interisti, oramai ci hai conosciuti, prima di tornare a comprare le magliette con il tuo nome ed andare in giro orgogliosi di mostrare la nostra fede da te rappresentata ce ne vorrà ancora di tempo, perchè ne abbiamo subite tante e darti piena fiducia dopo tutto quello che hai fatto, beh, non ce la sentiamo ancora. La domanda pertanto rimarrà, ne sono sicuro, ancora per un pò di tempo (forse fino alla sfida contro il Manchester) lì, sospesa, senza risposta. Se vogliamo ora analizzare la partita, c'è poco da dire. Abbiamo giocato male, la difesa mi è parsa per l'ennesima volta nelle ultime partite un pò troppo ballerine e impaurita, Santon dimostra tenacia, grinta, ottime doti offensive, ma in difesa deve ancora migliorare, soprattutto nelle diagonali e nel comprendere prima i movimenti degli avversari. La Samp è rimasta chiusa in difesa per larghi tratti e sappiamo quanta difficoltà abbia la nostra squadra a trovare varchi contro questo tipo di formazioni, ma nonostante ciò i tre punti che Mourinho voleva con forza sono arrivati. La Juve l'abbiamo respinta indietro a 3 punti di distanza ancora. Degna di nota invece l'espulsione di Musigno...dire all'arbitro "hai paura" per ben due volte facendo anche il segno del "ti stai cagando addosso eh..." mi ha fatto ridere come un pirla. Molti altri, dopo l'ennesima ammonizione dubbia verso i nostri, avrebbero forse mandato a fare in culo l'arbitro oppure avrebbero accusato sua madre di lavorare sulla tangenziale est. Non sto dicendo sia stato un bel gesto, ma è stato divertente dai! Musigno è fatto così, se secondo lui l'arbitro è sottoposto ad eccessive pressioni causa cazzate dei colleghi, non lo manda a quel paese, ma gli fa una seduta psicologica momentanea e lo mette innanzi alla realtà. Che poi la realtà sia quella giusta, beh, chissene frega, quantomeno i giornali hanno anche questa settimana qualcosa da scrivere. Ed ora via, verso Catania, con l'obbiettivo di vincere ancora, lasciandoci alle spalle il momentaccio di inizio 2009. Stasera potrebbe essere stata la rinascita dell'Inter schiacciasassi di un pò di tempo fa, ma la prima rinascita, non l'ennesima come quella di Adriano. Andrea January 18 Mosca Cieca La sconfitta di oggi con l'Atalanta è l'ultimo capitolo di una storia iniziata prima di Natale e speriamo conclusasi oggi. La storia narra di una squadra con un forte potenziale (non immenso come si vuole fare credere...perchè penso che sia Juve che Milan abbiano in attacco giocatori più forti di Obinna come riserve e a centrocampo gente più integra di Vieira) che in Campionato, grazie alla forza dei singoli ed alla grinta di squadra, vince, ma non convince. Eppure i risultati arrivano meritatamente, seppur senza il calcio champagne con cui ad esempio la Roma s'è ubriacata ma non ha mai vinto un emerito cazzo, fino a questo nefasto inizio di 2009: Inter-Chievo: 4-2, la squadra domina solo nel finale e a tratti, il resto soffre e dal 2 a 0 di vantaggio si fa recuperare con paurosa facilità, che inizi a cambiare qualcosa nelle teste dei giocatori? Siena-Inter: 1-2, vinciamo, ma non meritiamo. Solo Maicon con le sue giocate ci trasporta ad una vittoria ingiusta, il pari sarebbe stato meritato per il Siena. Qualcosa non funziona, ma sarà il Natale alle porte. Inter-Cagliari: 1-1, stavolta ci è andata proprio di culo, perchè i sardi sono venuti a Milano e ci hanno cotti come un porcheddu sulle fiamme della loro reattività. E' il match della ripresa, ma siamo l'Inter, si deve dare di più. Atalanta-Inter: 3-1, il tracollo. A Bergamo non perdavamo dalla metà degli anni '90, oggi li abbiamo dato una grande rivincita. Con questo piccolo schema volevo solo fare capire che purtroppo oggi non si può solo dire "Eh, ghe n'è minga, l'è stato un dì stort, l'è andata inscì", non si può, perchè prima dei bergamaschi abbiamo giocato altre tre sfide e potevamo perderle tutte e tre anch'esse. E' un periodo che le cose non vanno e neppure la pausa invernale ci ha aiutato. Sembriamo una squadra che scende in campo a giocare a mosca cieca, senza una vera meta, corriamo a caso, la porta è un optional. Oggi l'Atalanta ci ha, per merito suo e demerito nostro, legnato per bene. Bagno di umiltà e via, tutti a casa. Potrei dire che sono incazzato perchè così abbiamo riaperto tutto, se la Juve vince stasera torna a meno 1. Ma non è così, non sono incazzato, può capitare di perdere, il calcio è un gioco. Però sono preoccupato, perchè è quattro partite che soffriamo e con i nostri risultati diamo forza ai bianco-neri che ci seguono, e si sa che gli avversari prendono sempre forza dalle disgrazie altrui. In più il 24 febbraio c'è il Manchester. E' vero, manca tanto, ma spero solo che la smettano i ragazzi di giocare a mosca cieca, perchè i Red Devils ci vedono. Ci vedono eccome. Andrea January 11 Un Pareggio Tutte le Cagate Porta Via (o almeno spero) C'è stato spettacolo nonostante i tre punti non presi. Peccato che non si giocava contro Manchester o Barcellona, ma a San Siro contro il Cagliari. Tutto il rispetto per la squadra di Allegri eh, soprattutto dopo ieri sera, ma tutti ci aspettavamo l'armata nero-azzurra. Invece l'Inter è sembrata contratta, intirizzita, infreddolita direi. E ci può anche stare. Si torna al lavoro dopo circa 2 settimane e mezzo di stop, nella gelida Milano, di sera. Ròb de màt. Primo tempo noiosetto, dal ritmo blando e da serata davanti il camino a fare un cazzo (si, insomma, due palle di partita), poi la ripresa si cambia registro: a Mourinho iniziano a girare e inserisce subito Quaresma al posto di Cordoba ed ir agazzi capiscono il messaggio ed iniziano a premere sull'acceleratore, ma proprio nel momento in cui sembravamo più vicini al vantaggio, su un lancio lungo Samuel scivola e lascia Aquafresca solo a tu per tu con Julio Cesar che non può nulla. Uno a zero Cagliari nel gelo di una Milano polare e di un pubblico zittito. Musigno ricorre così alla sua tattica oramai classica, la "li metto dentro tutti, anche alla cazzo, così in una fottuta palla vagante in area magari finalmente sto coso rotondo entra in rete porco dinci". Fuori Figo, vecchio marpione oramai affaticato, e Samuel, dentro Crespo e Mancini. Prova e riprova, finalmente il pari arriva su una bellissima azione di Crepso che mette in mezzo un rasoterra che Ibra deve solo spingere a rete, c'è però da dire che il gioco latita, se non per azione dei singoli, e che il Cagliari quando arriva vicino alla porta di Julio fa cacare in mano (vedi Biondini che spara alto a porta aperta innanzi a lui). Il resto del match è emozioni da entrambi le parti, con Acquafresca che si mangia un gol incredibile e Muntari che accarezza il palo esterno della porta di Marchetti dopo un bel uno-due con Cambiasso. Ultimo ululato di San Siro arriva sul gol annullato, giustamente, per fuorigioco di Mancini, che si dimostra più contento di giocare con la neve che a pallone (vedi foto sito Inter FC). Un pari era il risultato giusto per quanto visto in campo e saranno felici tutti perchè così c'è la possibilità che il Campionato si ravvivi un pò. Sono comunque contento sia tornato il week-end calcistico, più che altro per non sentire più notizie su le affermazioni da campagna elettorale dei bianco-neri ("Vinceremo il Campionato"; "Io ci credo"; ecc....) ma soprattutto le notizie su Beckham: attenzioni signori, Beckham ha starnutito e la moglie gli ha pulito il naso! Ma ce la fate?? Ragazzi il calcio è quello di ieri sera, insomma, quello giocato sul campo, non una sala stampa o davanti i microfoni. Spero, di cuore, che per il paregio di ieri riporti le notizie sulla loro strada, spazzando via le cagate. Parlate pure di crisi Inter, basta che non mi piazzate ancora in prima pagina Backham al guinzaglio di quel cagnaccio della moglie. Andrea December 21 Tutto in un AbbraccioNon è il titolo di un film e neppure di una canzone (almeno in
questo caso). E' la risoluzione di una partita rognosa e che appariva senza via
d'uscita. E' la risoluzione di Siena-Inter, al secondo gol di Maicon: Musigno
scatta e va ad abbracciare il suo terzino destro autore di una doppietta, se ne
fotte del sudore che va a sporcargli la sciarpa ed il giubbotto bello, se ne
frega di apparire come nuovo possibile protagonista per Brokeback Mountain 2.
Lui va perchè sapeva che le possibilità di vincere erano davvero poche. P.S. Volevo fare
un ringraziamento a Sergio per avermi permesso di iniziare a collaborare con il
blog C'è Solo l'Inter e con voi lettori che ogni settimana mi date la
possibilità di scrivere. Auguroni a tutti per questo Natale e soprattutto
auguri di un buon 2009, che abbiate tanta gioia.
December 14 La Prima alla Scala (del calcio) Qualche settimana fa avevo scritto che non invidiavo chi aveva fatto l'abbonamento quest'anno, perchè di spettacolo, a San Siro, la nostra Inter ne aveva dato ben poco. Poi oggi (sarà l'aria del Natale, o cazzo ne so) i ragazzi hanno messo in scena nella Scala del calcio uno dei più belli spettacoli finora visti in Serie A. Uno show in 4 atti, uno più emozionante dell'altro. Non mancava nulla: gioia, paura, la tragedia sfiorata, la rinascita, la rabbia, ancora la gioia. Ecco un breve riassunto dell'opera: Atto Primo: Ibra affiancato da Obinna sembra l'ennesima presa per il culo al popolo calcistico italiano di Mourinho. Eppure l'Inter se ne frega ed entra in campo con voglia. Questo è l'atto della freschezza, della gioia, della magia. Perchè magica è l'azione con cui Maxwell va a segno: scambi rapidi tra il terzino, Obinna e Deki che lancia nello spazio di nuovo Maxwell, il quale dribla un difensore e batte Sorrentino. Uno a zero, pubblico in delirio per il calcio spettacolo, 11° giocatore dell'Inter a segno in questa stagione. Le cose vanno bene, andiamo vicini al due a zero, controlliamo, il Chievo non ci fa paura, siamo forti e si vede. Atto Secondo: L'atto della tragedia sfiorata. L'inizio della ripresa nero-azzurra è sulla falsa riga del primo tempo: controlliamo, giochiamo alla grande e manco a farlo apposta andiamo subito a segno, ancora con una azione spettacolare. Palla al centro, Ibra di tacco la smorza e mette li una palla che Deki calcia con una potenza inaudita in rete. Due a zero, tutto il pubblico è con noi. Ma come tutte le storie con protagonista l'Inter, niente è così facile. Dieci minuti di black-out mentale ci fanno mollare la presa sulla preda che sembrava oramai sfinita, invece con un guizzo di Pellissier (qualche colpa Julio Cesar nostro ce l'ha però) il Chievo si mostra ancora vivo, e come se non bastasse riesce anche a trovare il pari con una fortunata serie di rimpalli nella nostra area. La tragedia sta per verificarsi sotto gli occhi dello Stadio, annichilito. Atto Terzo: Il terzo atto è quello introspettivo. Narra le vicende esterne al campo, ovvero i pensieri del Comandante Musigno. Io una partita dell'Inter la seguirei con una telecamera fissa sul volto del Mister, e non capirei un emerito cazzo di ciò che avviene in campo. L'Inter gioca alla grande e lui è li impassibile, ogni tanto chiama il Capitano o Cambiasso e gli da qualche indicazione, facendo delle facce che manco Arturo Brachetti riuscirebbe a imitare. Poi il Chievo accorcia e mentre Baresi sorride come per dire "Ma si, un golletto lasciamoglielo pure fare" Musigno inizia ad inalberarsi, sguercia come un pescivendolo e si incazza perchè nessuno lo capisce. Infine arriva il due a due e li te ne accorgi: Baresi sembra l'urlo di Munch versione moderna, Oriali perde 3/4 del suo fascino e Musigno inizia ad insultare tutti in portoghese. La partita lo sta provando fisicamente, si dimena, poi lentamente di tranquillizza (3 a 2 per noi) infine ritorna a stare zitto, impassibile senza emettere emozioni (4 a 2). Complimenti per il self-control Mister, ma un Comandante dev'essere così. Atto Quarto: L'eroe risolve tutto, il suo nome è Zlatan Ibrahimovic. La scena si stacca da Musigno e torna sul campo, dove i nostri eroi stanno riprendendo le loro facoltà mentali ed hanno ripreso ad attaccare affannosamente il Chievo, grazie anche all'ingresso di Figo, Crespo e Balotelli (praticamente difendevano solo Julio, Cordoba, Samuel e ogni tanto un raccattapalle a turno). Al minuto 79, il nostro eroe si libra in cielo, su cross di Maicon dopo una splendida combinazione con Luigi Figo, ed è 3 a 2 per noi. Esultano tutti, la gente ritorna a gioire. Il Chievo stavolta dimostra i suoi limiti, le sue difficoltà e alla fine crolla: Stankovic mette una palla invitante in mezzo all'area, Ibra giunge e lascia partire un missile pauroso che si insacca sotto la traversa. 4 a 2, le danze si chiudono, la tragedia è stata sventata ed ha lasciato spazio alla favola a lieto fine. Insomma quante emozioni ci ha regalato l'Inter. A livello puramente tecnico vorrei sottolineare comunque la cosa più positiva: nonostante abbiamo vinto grazie a due gol di Ibra, oggi non siamo stti dipendenti da lui, anzi è stato lui a dipendere dalla squadra. Senza Deki, Cambiasso, Zanna, Maxwell, Maicon, Figo, oggi Ibra non avrebbe segnato. +9 su Milan e Juve, sperando stasera di poter essere a +8. Intanto però possiamo sederci in poltrona stasera e sperare di vedere uno spettacolo almeno pari a quello messo in atto dai nostri ragazzi oggi pomeriggio alla Scala del Calcio Andrea December 07 Ed il Cielo è Sempe più Nero-BluMea culpa, mea maxima culpa. Ammetto di non essere riuscito a vedere l’Inter ieri sera e ciò un po’ mi ha seccato. Soprattutto perché abbiamo asfaltato l’ennesima avversaria, e non una qualunque: la Lazio di Zarate, di Pandev, di Ledesma, di Rocchi. La stessa Lazio che in settimana, imbottita di riserve, ha dato una lezione al Milan; la stessa Lazio con l’attacco stellare e che prima del derby faceva sfraceli. Milan e Juve si erano aggrappati con le loro speranze a questa partita, pregando che la Lazio riuscisse in qualche modo a fermare questa Inter che in Campionato di partita in partita si sta dimostrando sempre più convincente. Non avendo visto il match farei la figura del baluba descrivendolo e parlandone, penso che quindi sia meglio fare una breve analisi dei risultati ottenuti finora dai nostri beniamini.
Mourinho: ha preso in mano l’Inter Manciniana, un’Inter vincente, convincente e schiacciasassi. Lui era la scommessa di Moratti, ma soprattutto era la scommessa fatta sui sentimenti di noi tifosi: cambiare per l’ennesima volta, quando finalmente le cose sembravano girare dal verso giusto. Subito Musigno (anche ieri negli spezzoni che ho visto di match grande exploit di faccette da parte di Josè, mitico! Lo amo solo per quelle faccette) divide il pubblico nero-azzurro: spavaldo, arrogante, pieno di sé, ma anche sincero, schietto, chiaro, vincente. Di fatto la sua fissa per il 4-3-3 ci ha fatto penare per tutta la prima parte della stagione, ma sia chiaro, non è scomparsa come molti giornali vogliono fare credere per poi cadere dall’albero quando sarà riproposto, semplicemente Josè ha capito che con i giocatori che ha a disposizione e con Mancini e Quaresma ancora fuori dalla mentalità tattica la cosa migliore era il 4-3-1-2. Il fatto di capirlo prima che fosse tropo tardi ci sta permettendo di essere sopra tutti con il migliore attacco, una difesa incredibile, e +9 (almeno per oggi) su Milan e Juve.
Samuel: sembra banale ma quando lui c’è le cose vanno sempre meglio. L’anno scorso fin quando c’era lui l’Inter del Mancio girava che era una meraviglia, vincevamo alla grande sia in Campionato che in Champions e avevamo vantaggi paurosi sulle avversarie. Poi si ruppe e rischiammo un nuovo 5 maggio, per non parlare delle figuracce europee. Quest’anno torna in un momento delicato, in cui fatichiamo a convincere e ci dimostriamo troppo ballerini in difesa: no problem, con lui nelle ultime 5 giornate di Campionato un solo gol subito. Non sono io a dirlo, ma i numeri e quando parlano quelli, bè, c’è ben poco da ribattere.
Cambiasso: uno dei pochi a rimanere punto fisso sia col Mancio che con Musigno. Il suo talento non si può discutere: incontrista di quantità, piede fino da rifinitore, polmoni alla Zanna e due coglioni alla Rambo. Il centrocampo senza lui è nulla e questa stagione quando è mancato la squadra sembrava senza cervello. El Cuchu è il cuore pulsante dell’Inter di Musigno, come lo era dell’Inter del Mancio: El Cuchu è il cuore pulsante dell’Inter, punto e basta.
Ibra: sempre presente, neppure un cagotto, una febbriacciattola, la scusa del figlio vhe non riesce a far ei compiti. Nulla. Lui c’è sempre con Musigno, nel culo di chi diceva che ‘sto ragazzone svedese non aveva continuità. Ok, forse a livello di prestazioni non ha ancora una continuità paurosa, ma quando uno non fa una nerchia tutta la partita e poi mi fa un colpo di tacco come quello con cui ieri sera ha servito in corsa Dejan Stankovic e per spiegarlo mi dice “Beh, ragazzi, è l’unica cosa che si poteva fare, se no era palla persa. A chi non sarebbe venuto in mente un colpo di taekwondo in quel momento?” (tipo a me Ibra) va solo osannato. Musigno sognava di allenarlo ed adesso che può farlo si sta sbizzarrendo, sta provando a trasformarlo in un bomber di classe pura e col piedino (sto cazzo, un 47) da mago, sta provando a renderlo l’anima dei nero-azzurri, anche a rischio di trasformare l’Inter in Ibra-dipendente. Ma ciò non accadrà mai. Noi siamo l’Inter, potremo avere mille amori, ma nessuno ci prenderà mai totalmente se non quello per la maglia nero-azzurra.
Quaresma – Adriano – Balotelli: i primi due sono le scomesse del Musigno, l’altra la scommessa del Mancio che s’è ritrovato in mano il portoghese. E’ inutile sottolineare come per ora sono tutti e tre scommesse perse. Ma il calcio è una ruota, e forse a parte il Briatore brasiliano Adriano che ne ha avute fin troppe di chance, gli altri due hanno tutto il tempo e le qualità per uscire da questa situazione. Balotelli sembra già poter tornare titolare martedì, Quaresma invece starà ancora un po’ fuori ma arriverà il suo turno.
A mio parere son questi gli elementi principali della storia di Musigno all’Inter. Certezze ancora non ne abbiamo del suo lavoro qua all’Inter, tranne forse una: il cielo della Serie A è sempre più nero-blu dopo ieri sera e così Milan e Juve se vogliono sperare ancora dovranno per fora vincere.
Andrea P.S. ho 19 anni, 7 o 8 in meno di Adriano, tutto ieri nn avevo fatto sforzi tipo allenamento, eppure non ho retto fino alle 3 in una serata in disco. Lui si allena tutti i santi giorni (almeno dovrebbe) e non sente la stanchezza? Cioè, ragazzi, bisogna fargli i complimenti. December 01 L'importanza di Chiamarsi Sulley E si vola. +6 su Juve e Milan e si vola sempre di più in testa alla classifica, sempre più soli. Con la vittoria di ieri contro un Napoli mai domo, dimentichiamo (almeno momentaneamente) la figuraccia di Champions e mettiamo un punto esclamativo su un mese di novembre che in Campionato ci ha permesso di tornare sopra tutti ed allungare il vantaggio. E' difficile dire quali siano stati gli elementi che abbiano permesso questa accellerazione, ma io penso di averne trovati due: 1) Finalmente Musigno l'ha capito, l'Inter non è ancora psicologicamente preparata per il 4-3-3, se un tifoso lo vede, rischia di finire al cotolengo coi matti. Il centrocampo a rombo permette copertura difensiva, maggiore spinta dei terzini (Maicon ne usufruisce al massimo) e soprattutto inserimenti dei centrocampisti; 2) Muntari e Stankovic giocano nei ruoli a loro congeniali, ed il centrocampo a rombo gli permette di inserirsi in area con tempi giusti, anche se poi la mira può essere giusta (Sulley) o sbagliata (Deki). Ed eccoci arrivati or dunque giunti a lui, Sulley Muntari, il centrocampista ghanese arrivato in estate tra la poca euforia di noi interisti che ci aspettavamo come minimo Lampard (il massimo non si è ancora capito da chi fosse rappresentato) e per il quale i più pragmatici hanno storto il naso, affermando con un pò di disgusto "Cazzo, non ci bastavano Matrix e quel pirla di Burdisso, adesso anche sto qua! Se giocano tutti e tre assieme, mettiamo in conto di finire la partita in 8!". Orbene, ammettiamolo, abbiamo sbagliato. Finora è lui l'acquisto più azzeccato. E non solo perchè gli altri due, Mancini (che sta ancora cercando di capire quale minkia è il suo ruolo) e Quaresma (che invece è da quando è arrivato che, a parte quando scende in campo, si ordina la sua pettinatura da iper-tamarro) stanno penosamente non rispettando le attese, ma perchè sta dimostrando che l'anno in Inghilterra lo ha maturato. Nel 4-4-2 è a proprio agio, ancora di + che nel 4-3-3 dove comunque stava facendo bene. Se Musigno non lo schiera trequartista, Sulley dimostra di saper randellare al punto giusto, di sapere recuperare palloni, di sapere far ripartire l'azione, ma soprattutto di azzeccare tutti gli inserimenti: i due gol contro Juve e Napoli sono la dimostrazione che il ragazzo ha tempi perfetti d'inserimento e anche un pò di giusto fiuto del gol, cosa che non guasta mai. Per il resto però bisogna dire chapeau anche a Ivan Ramiro, per il suo gol da attaccante d'area puro (imparassero Adri ed anche Ibra, che mette i gol da Genio, ma quelli da ciula li canna tutti) ed a tutti i ragazzi per come hanno saputo subire senza mai soffrire veramente; complimentissimi a Lavezzi/Zalayeta per il loro gol, degno di quello Cruz/Maicon/Muntari; uno schiaffetto invece a Mario e Ricardo...Musigno ha ragione, siete giovani, belli (così dicono) e forti, dovete allenarvi, perchè non è possibile avere più presenze in discoteca che in campo!! Imparate da Sulley, che non avrà di certo un gran bel nome, ma sta dimostrando la sua importanza Andrea November 23 Tra Realtà e SognoChi tifa Inter sa di essere sempre in un precario equilibrio che svaria tra la realtà ed il sogno, tra la sicurezza e la più imprevista insicurezza, tra l'impresa degli eroi ed il fallimento dei perdenti. La Juve è sempre stata l' "AntiCristo" nero-azzurro. Ieri si sfidavano l'orgoglio di chi aveva ragione e l'onore di chi è rinato; la forza di coesione dei campioni e la compattezza del gruppo; la fidanzata imprevedibile ed affascinante (tremendamente affascinante) e la mogliettina precisa, rigorosa, fedele.
Ieri l'Inter poteva scacciare l'ultimo granello di polvere dalla sua giacca nuova: battere finalmente la Juventus in Campionato dopo quella dannata (o paradisiaca) estate del 2006, era un dovere morale verso tutti i tifosi e soprattutto verso la nuova forza acquisita.
Il freddo sembrava non sentirsi in quel bacino d'emozioni ribollenti che era ieri sera San Siro, il calore dei tifosi era tanto e lo si percepiva dalle immagini e dalle sonorità sempre piacevoli che giungevano alle orecchie dei telespettatori connessi da tutto il Mondo. Mou spiazza ancora everybody mandando in campo al fianco di Ibra il recidivo Adri e spedendo in tribuna Balotelli ed in panca Cruz (ho la certezza che almeno un centinaio di maledizioni se l'è prese prima del match Josè da partre di noi nero-azzurri). Ma alla fine ha avuto ragione lui: non c'è stata partita, abbiamo dominato in lungo ed in largo, non abbiamo mai sofferto ed anzi abbiamo costretto gli avversari a soffrire. Il gol di Muntari nella ripresa chiude il cerchio delle nostre occasioni fino a quel momento sfruttate malissimo da Ibra. Perfetti sia Samuel che Matrix; grintosi, cattivi e sempre al posto giusto invece i centrocampisti. Abbiamo battutto la Juve, a San Siro, davanti al nostro pubblico, proprio nell'anno in cui loro erano più sicuri che avrebbero usato il nostro culo come un tamburo, proprio nell'anno in cui era più importante ma anche difficile batterli, perchè loro stavano giocando meglio; perchè arrivavano da una serie di vittorie convincenti; perchè noi stavamo giocando maluccio; perchè noi non avevamo più il Mancio in panca, ma Musigno e dovevamo dimostrare che anche con lui siamo una corrazzata; perchè non potevamo lasciare la possibilità ai cuginastri di superarci di nuovo.
Nella conferenza stampa pre-partita, il portoghese aveva sottolineato come questa partita per lui fosse solo UNA partita e non come per tutti noi tifosi invece LA partita. Nel vederlo esultare a fine partita però, con quello sguardo orgoglioso, con quella sciarpetta un pò così, con quel pugnetto al cielo alla Nadal ho avuto una certezza: lui, alle parole che ha detto in conferenza stampa, non ci credeva per un cazzo, perchè in tutto il Mondo sanno che Inter-Juve è LA partita di serie A, è l'emblema nel mondo del calcio italiano, è la consapevolezza che chi vince questa sfida si trova immerso in un limbo tra LA realtà di avere battuto una diretta concorrente per il titolo ed IL sogno di avere battuto la rivale di sempre. Oggi fino al match di ritorno quel limbo è nostro, su quel pezzo astratto di terra risplende sotto il timido sole dell'inverno una bandiera nerazzurra, piantata con grinta da 11 giocatori, 1 allenatore e migliaia e migliaia di tifosi
Andrea November 16 Biglietto da Visita <<Piacere, il mio nome è Zlatan Ibrahimovic, tiro sleppe paurose e se ne ho voglia risolvo una partita da solo. Voi mi avete già conosciuto, ma in questi due anni sono migliorato, faccio molti più assist e molti più gol. Ah, dimenticavo, l'avevo detto che mi candidavo al Pallone d'Oro....>> All'incirca sono queste le parole che Ibra ha redatto e firmato ieri sera in quel di Palermo ed ha spedito via tubo catodico alla Juventus. Un biglietto da visita di due gol, il primo di una bellezza e di una potenza devestante (84 km/h da fermo praticamente), l'altro su punizione, dal limite dell'area alla velocità di 124 km/h. Bazzeccole? Era stanco, era poco prolifico, era fuori ruolo...insomma ogni scusa era buona per noi tifosi per sperare che Musigno (cioè il Mou, ma le smorfie che fa in panca sono fantastiche, per questo trovo Musigno un soprannome azzeccato) gli desse almeno un turno di riposo. Ebbene erravamo tutti e lui aveva ragione: una doppietta con cui ci toglie di mezzo questa inutile trasferta. Inutile, si, perchè per noi interisti quello di ieri sera era un importante allenamento mentale in vista delLA sfida con i da sempre rivali gobbi. Certo, Musigno non poteva in conferenza stampa dire "Ehi, salve, andiamo a Palermo a vincere ma soprattuto a prepararci per la Juve. Il resto sono tutte storie", sicuramente non lo pensa nemmeno, ma solo xkè non è interista nell'anima. Non è una colpa eh, pochi allenatori dei nostri ragazzi dell'era Moratti erano veramente nero-azzurri (forse solo Zaccheroni ed il Mancio lo è diventato), e forse è anche meglio così, perchè se no non avrebbe mandato in campo ieri sera Cordoba, che difatti salterà la Juve per squalifica, ma che è stato importantissimo per annullare Miccoli, ed anche Maicon, anch'esso diffidato, ma che sulla fascia destra è una cosa sovrumana e che contro una squadra contro il Palermo che usa poco le fasce diventa necessario e sufficente per creare caos nelle teste difensive avversarie. In ogni caso abbiamo vinto, siamo tornati in testa, da soli, con tre punti sui gobbi, che per due giorni hanno sognato, hanno riassaporato la testa della classifica (e che tutti i giornali hanno acclamato come se già fossimo a giugno). Arriviamo alLA sfida di sabato prossimo rillassati noi tifosi, con qualche preoccupazione in meno, sperando in Ibra, in Samuel (grande prestazione anche ieri), in Maicon, in Cambiasso. Convinti che non possiamo regalare nulla ai bianco-neri, convinti di dovere mettere il cuore in campo, perchè l'ex Derby d'Italia è sempre una partita a sè. Spediamogli questo bigliettino da visita Ibra, ma ciò che conterà poi sarà la testa, il cuore ed i coglioni che noi tutti tifosi vedremo in campo a San Siro il 22 novembre alle ore 20.30 Andrea November 09 L'Angelo Argentino Non sarebbe morto nessuno logicamente, però ci sarebbero girate le palle non poco. Non invidio per niente gli abbonati di quest'anno: spettacolo zero, gol meno che meno, sofferenza tanta. Finora la ricetta vincente che Mourinho ha promesso, a San Siro non s'è ancora vista, anzi, i nostri ragazzi fanno una fatica boia in casa a strappare i tre punti, ma cosa ancora più incredibile per questa Inter, fa una fatica boia a segnare. Contro tante squadre c'è l'alibi della paura avversaria, ovvero l'idea base di chi viene a San Siro (indipendentemente che affronti Milan o Inter) è "Noi ci chiudiamo come cozze e ci attacchiamo alla nostra area come ostriche, se ci va di culo ripartiamo e un golletto lo facciamo". L'Udinese però arrivava oggi dopo una vittoria meritatissima in coppa UEFA, a Mosca (non maturata al 93°, in casa, contro il MiCalaLaBraga F.C.); arrivava da seconda in classifica a sorpresa; arrivava da squadra che aveva estirpato alla Roma il trono di 'più bella', in senso di gioco, della Serie A. Insomma, non era un'avversaria qualunque, soprattutto se vediamo che negli ultimi 2 anni non ci abbiamo mai vinto, neppure per sbaglio. La gente sperava nei tre punti, logico, ma soprattutto sperava di vedere finalmente qualcosa di simile ad un gioco di squadra. Niente Per i primi 45 minuti ho visto 11 uomini in maglia nero-azzurra che vagavano di qua e di là, senza ordine, senza idee, senza grinta, senza gioco, e 11 friulani farmi venire i brividi ogni volta che si avvicinavano alla porta di Julio (Cesar). Nella ripresa migliora un pochino la cosa, nel senso che almeno i friuliani si chiudono (cozza-ostrica ricordate?) nella loro metà campo e fanno sfogare l'Inter che però gioca davvero male...neppure le smorfie di Maicon, che un sorriso me lo strappano sempre visto quanto sono ridicole, riescono stavolta a farmi ridere, o almeno sorridere. Nulla. Ma poi, un lampo, una luce accecante ci risveglia dallo stato catatonico in cui eravamo caduti Entra Julio (Cruz). El Segna Semper Lù. I nostri occhi riniziano a muoversi, i cuori a battere, le speranze a salire, le mani a battere, la voce ad incitare i nostri beniamini, anzi, IL nostro beniamino! Si, perchè dal momento che entra Cruz, nel tifoso interista scatta una molla: "Osti, va lì ch'el ghè el Cruz, un golletino lo piazza speriamo!". E allora nonostante una partita di merda, nonostante Mourinho non abbia la minima idea probabilmente di cosa voglia dire ordine tattico (però lo pretende...bah), nonostante talvolta scenderesti in campo, prenderesti il pallone e diresti con tono scocciato al primo giocatore dell'Inter che ti trovi a tiro "Ecco ciula, guarda me. Così si fa un cazzutissimo cross!" (ne sa qualcosa un certo Conceicao quando passò per San Siro), nonostante tutto questo quando al 92°, tuffandosi come un angelo caduto in terra dal Paradiso, probabilmente spinto dal Prisco e dal Giacinto, Julio Cruz incorna e piazza il gol vittoria, la gioia è implosa nei nostri petti, è sgorgata fuori dalle nostre bocche facendo vibrare all'impazzata le corde vocali e tutti i nonni hanno sognato di avere per nipote Cruz, tutti i padri di avere per figlio Cruz, tutti i ragazzi di avere per amico Cruz, tutte le ragazze (ed i gay) di avere per fidanzato Cruz. Chissene frega se abbiamo giocato da cani, per oggi non ce ne frega nulla, per oggi vediamo solo un angelo argentino ch'el segna semper lù. Andrea P.S. Mi sembra il minimo non fare gli auguri ad uno dei pochi gobbi che ammiro, Del Piero. Un fuoriclasse dentro e fuori dal campo, auguri anche dal popolo interista. November 05 Nella testa di un genio Un motivo ci sarà pure. Noi interisti siamo strani, criticoni, ma ci vediamo bene. Pertanto un motivo ci sarà pure se nella Nord appena arrivato si cantava "E con Burdisso, io pippo e resto fisso..." mentre oggi qualcuno (parecchi qualcuno) cantano "E se c'è Burdisso, lo ammazzo crocifisso...". Io penso sinceramente che Burdisso, nonostante quei lineamenti da pugile dei peggiori bar di Caracas, nonostante quell'atteggiamento da 'dai, vieni, vieni che ti riempo di botte' e che poi puntualmente le prende (o il cartellino rosso, oppure vedi Valencia), nonostante tutto ciò penso sia un genio. Si, un genio, avete capito bene. Il perchè è un pò complesso ma seguite il mio ragionamento: siete nel bel mezzo di una partita ed una palla senza particolari pretese vi giunge incontro; vi girate verso la vostra porta e vedete il portiere uscire chiamando la palla (tra l'altro non un portire qualunque, ma uno dei migliori nelle uscite), vi girate dall'altra parte e notate un piccolo francese, che ha talmenyte tanto talento che gioca in una squadra cipriota, che v sta correndo incontro. Ora, le cose che potete fare sono due e molto semplici: 1) ti fidi del tuo amico, compagno di squadra e portiere e gli lasci quella cazzo di palla che aveva chiamato; 2) se ti intimorisce così tanto l'avvento del fuoriclasse francese che gioca in una squadra cipriota, scodelli il pallone il + lontano possibile dalla tua area. Ma Burdisso invece è un genio, in quella mini frazione di tempo in cui un normale essere umano sceglie una delle due opzioni lui si pone domande esistenziali (è nata prima la gallina o prima l'uovo?)e nel frattempo compie difficilissimi calcoli fisici/matematici/econometrici per capire quale opzione sia la migliore. Poi, l'illuminazione: LA APPOGGIO INDIETRO, DI TESTA, così il mio amico, compagno di squadra e soprattutto portiere potrà prenderla. I calcoli si rivelano errati probabilmente a causa di qualche ipotesi mal posta, oppure a causa di una variabile labile identificata non correttamente, fatto sta che regala il pallone al temibile fuoriclasse francese militante nel campionato cipriota, dando così l'uno a uno. Un errore a volte succede anche ai migliori, ma essendo Burdisso un genio, sa che la statistica vuole che due cagate nella stessa partita non si possono fare, soprattutto contro una squadra dal nome così impronunciabile che solo un Luca Giurato ebbro riuscirebbe a dire correttamente. A meno che il soggetto preso in considerazione (in questo caso lui stesso, cioè Burdisso) non sia una schiappa. Eppure lui è genio e soprattutto sregolatezza, tanto da riuscire ad andare contro le norme della statistica: la palla arriva con un docile cross dalla destra, un avversario è di fianco a te, ma tu sei in netto anticipo, hai tremila angolazioni diverse dove spedire il pallone tranne una, cioè di fianco a te. Burdisso, nella sua mente anormale, inizia a prender ein considerazione ogni posibile angolazione per poi passarla all'avversario. Un errore probabilmente legato alla non perfetta visuale (coperta dlal'arrivo del pallone) che non gli ha permesso di calcolare in maniera adeguata le angolazioni. Fatto sta che il genio regala il 3 a 2 momentaneo, poi pargegiato dal mitico julio che ci evita una figuraccia europea nonostante non riesca a cancellare totalmente una scia di ironica sfiga/sbadataggine/rincoglionitaggine (figo 'sto neologismo) che ci accompagnerà fino alla prossimo roboante vittoria, se mai ci sarà. Comunque posso dire un'unica cosa? Burdisso, noi odiamo i geni, vaffanculo. Andrea November 01 Le Cazzate e la Grinta E' un Inter senza via di mezzo, dopo due a zero consecutivi, tre gol alla Reggina, prendendone però anche due. Dopo due prove non ippecabili oggi ci si aspettava una forte risposta, anche perchè la Reggina, nonostante giocasse in casa, non è comunque al livello di un Genoa o di una Fiorentina. Ci voleva dunque una risposta di carattere. Venti minuti di showtime da parte dei nero-azzurri che prendono la porta di Campagnolo di mira grazie anche ad un 4-4-2 spregiudicato. Quaresma prende dopo pochi minuti un palo (che trema ancora adesso), mentre poco dopo Miacon non sbaglia, concludendo a rete un'azione da manuale del calcio. La Reggina si rende pericolosa attraverso le ripartenze, ma è ancora l'Inter a colpire con Vieira al 23° mettendo dentro una bellissima palla servitagli da Quaresma. Poi il buio. L'Inter scompare di fatto dal gioco lasciando campo alla Reggina, la nostra difesa si trova in difficoltà, perchè Zanetti e Vieira faticano a coprire bene le fascie dove Quaresma torna poco mentre Mancini è evanescente (sia in fase difensiva che in fase difensiva). Su un calcio d'angolo per i padroni di casa arriva il 2 a 1: Cozza, lasciato tutto solo al limite dell'area, scaraventa in rete. Brutto errore dei nostri ragazzi che se prima sognavano una goleada si trovano a dovere fronteggiare una possibile rimonta. Paura che si avvera nella ripresa grazie a Brienza, che sfrutta una disattenzione della nostra difesa troppo alta e soprattutto una mezza cavolata di Julio Cesar, eccessivamente fuori dai pali e che per questo non riesce ad arrivare in tempo su un rasoterra neppure troppo angolato. Allora l'Inter tia fuori le palle e finalmente riprende a costruire gioco, crea occasioni grazie ad un Balotelli attento alla posizione, ma ispiratissimo, ad un Ibra sempre illuminante, all'innensto di Crespo che sotto porta fa sempre male ed a un Quaresma in crescita. La palla però non entra fino al novantunesimo quando finalmente dopo troppo tempo l'Inter riesce a sfruttare un calcio d'angolo: ottimo cross di SuperMario e nella mischia Ivan Cordoba riesce a controllare e sparare in rete il gol del definitivo tre a due. L'Inter del Mancio prima e di Mou poi ci sta abituando ad avere una grinta particolare, una voglia di fare superiore a quella delle avversarie, però oggi come oggi ci sono troppe sbavature, troppi errori, troppe cazzate tra attacco e difesa. C'è bisogno di equilibrio, perchè è normale che, se giochi con quattro attaccanti e con due esterni difensivi votati all'attacco come Maicon e Maxwell, qualche rischio lo prendrai, ma due gol dalla Reggina per l'Inter sono forse un pò troppi. Comunque per l'ennesima volta prendiamo il lato positivo, abbiamo vinto. E se prima quanto meno non prendevamo gol, ora quanto meno ne segniamo uno in più degli avversari e nel calcio è questo ciò che conta. Andrea P.S. Vi prego, se Mancini è quello visto oggi, sopprimetelo, mi fa pena vederlo camminare senza meta sulla fascia! October 30 Il Bicchiere Mezzo Pieno Mi dispiaccio in anticipo per la brevità di questo intervento, ma ammetto che dopo la partita di ieri contro la Fiorentina mi girano abbastanza i cogli**i. Il gioco manca e quando si attacca lo si fa con disordine, Mourinho non s'è dimostrato il Comandate che serviva (vedi prec. articolo) ed il centrocampo senza Cambiasso è come una casa senza fondamenta. E non parliamo dell'attacco che è meglio. Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno, in 5 parole: quanto meno non prendiamo gol Che amara soddisfazione amici interisti... Andrea October 27 Comandante MouE’ stata senza dubbio una giornata non indimenticabile, tolti i colpi di genio di Ibra, unica luce in un reparto confusionario e buio, ed il pauroso culo che ha evitato al Genoa di uscire da San Siro con tre punti non tanto demeritati. Insomma, rimaniamo comunque davanti a tutti, ma assieme a Udinese e Napoli e col Milan che accorcia la distanza ad un solo punto, grazie ad il solito Kakà, che anche nelle giornate meno positive, tira fuori dal cilindro numeri da fuoriclasse. Tornando all’Inter, c’è molta delusione, non tanto per lo zero a zero che è un risultato onorevole contro una squadra ben organizzata e temibile come il Genoa, ma piuttosto per come è maturato il pareggio, cioè in una partita dove i grifoni hanno avuto le migliori occasioni ed anche con un uomo in meno non hanno mai sofferto. Una squadra con le individualità e lo strapotere fisico come siamo noi, non dico che debba dominare e stravincere, ma quantomeno dimostrare in campo sempre e comunque la sua superiorità. Poi una sconfitta o un pareggio possono arrivare, ma noi tifosi e penso anche la Società vorrebbe una squadra con gli attributi e sempre pronta a lottare per la vittoria. In una giornata che ha lasciato a tutti noi interisti un po’ di amaro in bocca una nota positiva la voglio trovare comunque, senza soffermarmi troppo sulla tattica o sulle singole prestazioni, e la trovo nella reazione e nelle parole di Mourinho nel post-partita. Andare davanti ai giornalisti e dire menzogne ed ipocrisie è oramai pane quotidiano e la base oratoria di ogni allenatore che vuole calcare i “campi” televisivi della Serie A. Il Mister portoghese sta, giornata dopo giornata, rompendo ogni schema, prima criticando apertamente chi gli sta sulle palle, poi mandando a parlare il suo collaboratore ed infine dicendo chiaramente che così non andava. Di Allenatore, ha precisato, ce n’è uno e tutti, chi gioca e chi sta in panchina o addirittura in tribuna, deve rispettare le direttive del Mister. La squadra, ha inoltre aggiunto, dovrà essere totalmente rivista, sistemata ed eventualmente cambiata in gran parte per la partita di mercoledì, sia dal punto di vista tattico che mentale, perché giocare a San Siro come si è giocato ieri non è concepibile. Piccola autocritica dunque per le scelte finora effettuate, ma soprattutto messaggi chiari ad alcuni elementi della rosa che giustamente non sono stati nominati (i panni sporchi si lavano in casa, lo sa bene il Mou a differenza di altri suoi colleghi) almeno in pubblico, nonostante le allusioni di giornali e tivù. Mi sono soffermato molto volentieri anche ad ascoltare Spalletti, dopo la dura sconfitta per 3 ad 1 contro l’Udinese, per sentire finalmente ammettere una crisi chiara di gioco e di risultati della sua Roma. Niente. Solita blanda difesa per i giocatori, nessun rimprovero, la Roma non è in crisi, solo in un momento difficile che passerà. Mourinho, in testa alla classifica, era incazzato nero per uno zero a zero, Spalletti sembrava semplicemente amareggiato dopo una batosta come quella di ieri. C’è qualcosa che non va: i giocatori è giusto difenderli, lasciarli tranquilli, ma giocare a calcio è il loro lavoro, se qualcuno sbaglia o il gruppo intero sbaglia è giusto che il loro “superiore” si incazzi e gli faccia una bella tirata d’orecchie, se necessario anche in televisione, senza entrare nei singoli errori. Spalletti non ha sbagliato, ma è chiaramente succube di un sistema ipocrita dove sorridere e fare il buono ha sempre la meglio su chi magari decide di togliersi qualche sassolino dalle scarpe (Herrera, Zeman, il Mancio). Ci vuole poco ad essere simpatici in Italia, come poco ci vuole a risultare antipatici, la differenza sta nella capacità effettiva poi di essere buoni comandanti in momenti difficili e non. Se Mou riuscirà a rigirare l’Inter come un calzino dal punto di vista mentale per il match contro la Fiorentina sarà l’ennesima conferma che è di lui che l’Inter ha bisogno, mentre mi sembra oramai chiaro che il calcio italiano avesse bisogno di un allenatore di fama Mondiale con due coglioni così.
Andrea October 23 Parlando di Calcio Nella memorabile giornata in cui giunge la notizia dell'imminente arrivo alla Clinica Milanello, Reparto Geriatria, dell'inglese David Beckham (che troverà come compagni di briscola Maldini, Emerson e Favalli), da San Siro arriva la vittoria per uno a zero dell'Inter ai danni dell'Anorthosis Famogosta. Nel pomeriggio, uscendo dall'Università Statale in Milano, passando per Piazza Duomo, nel vedere una manciata di tifosi ciprioti con le loro magliettine bianche e azzurre, m'è venuta una sorta di tenerezza nei loro confronti: lo ammetto, mi aspettavo una brutta batosta per loro. In realtà è stata una delle più noiose partite che abbiamo visto in tv, seconda solo alla finale di Champions tra Juventus e Milan. L'Inter fa girare alla grande palla, mentre i bianco-azzurri si difendono ad oltranza. Sentire dire da pseudo-opinionisti che l'Inter ieri ha deluso perchè doveva assolutamente stravincere, l'ho trovata una dimostrazione di ignoranza calcistica. Per ballare il liscio, bisogna essere in due e ieri sera invece c'era solo l'Inter a cercare di muovere qualche passo, e penso che vedere 21 giocatori (tutti tranne logicamente Toldo) nella metà campo dell'Anorthosis faccia capire quanto l'Inter abbia provato più volte a creare gioco, ma soprattutto quanto i ciprioti abbiano fatto di tutto per non giocare a calcio ieri sera. Se Ibra illumina, Cambiasso detta e Stankovic morde i polpacci degli avversari, Maicon è devastante come sempre ed Adriano finalizza. L'Inter non ha giocato affatto male, il discorso è che giocare a pallone contro squadre che si difendono ad oltranza e salgono solo per calci piazzati, diventa davvero difficile, e le partite si sbloccano solamente per colpi di genio dei singoli (Ibra,Maicon, Adriano). Noi comunque le nostra occasioni le abbiamo avute con Muntari, Maicon, Ibra, Quaresma, ma solo quella di Adriano è andata dentro, capita. In una partita così noiosa, l'unica cosa positiva per un osservatore (oltre logicamente ad i 3 punti portati a casa e la buona presstazione della squadra) è stata la possibilità di vedere molti dettagli del gioco delle squadre di Mourinho, poichè i giocatori dell'Anorthosis non pressavano alto e permettevano di fare girare palla ai nero-azzurri. Innanzitutto finalmente la difesa è apparsa parte della squadra e non elemento estraneo: si alzava a ritmo con centrocampo ed attacco, tanto da andare oltre la linea del centrocampo per accompagnare il fraseggio degli altri due reparti. Era quello che voleva Mourinho e adesso che l'infermeria si sta svuotando può attuare con tanto lavoro. Il centrocampo è la parte più interessante: Cambiasso gioca come giocava Makelelè nel Chelsea, cioè è il regista di ogni azione, la palla passa sempre, costantemente da lui e quando ce l'hanno gli avversari è il primo a portare pressing alto ed aiutare i difensori che escono sugli esterni a pressare, in più se il primo passaggio lo sbaglia al 28 del primo tempo, si può dire che Mou abbia trovato il suo ruolo perfetto. Peccato davvero per l'infortunio, che si spera non sia nulla di grave, perchè il Cuchu ci serve. Altra nota positiva è Stankovic, finalmente tornato quello che conoscevamo e Muntari che quando non fa falli è importantissimo per noi. L'attacco ha come unica certezza Ibra, tutto il resto gira intorno a lui. Primi in Campionato, primi in Champions League. Qualcuno diceva che non eravamo più quelli dell'anno scorso? Andrea |
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