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11月23日 Tra Realtà e SognoChi tifa Inter sa di essere sempre in un precario equilibrio che svaria tra la realtà ed il sogno, tra la sicurezza e la più imprevista insicurezza, tra l'impresa degli eroi ed il fallimento dei perdenti. La Juve è sempre stata l' "AntiCristo" nero-azzurro. Ieri si sfidavano l'orgoglio di chi aveva ragione e l'onore di chi è rinato; la forza di coesione dei campioni e la compattezza del gruppo; la fidanzata imprevedibile ed affascinante (tremendamente affascinante) e la mogliettina precisa, rigorosa, fedele.
Ieri l'Inter poteva scacciare l'ultimo granello di polvere dalla sua giacca nuova: battere finalmente la Juventus in Campionato dopo quella dannata (o paradisiaca) estate del 2006, era un dovere morale verso tutti i tifosi e soprattutto verso la nuova forza acquisita.
Il freddo sembrava non sentirsi in quel bacino d'emozioni ribollenti che era ieri sera San Siro, il calore dei tifosi era tanto e lo si percepiva dalle immagini e dalle sonorità sempre piacevoli che giungevano alle orecchie dei telespettatori connessi da tutto il Mondo. Mou spiazza ancora everybody mandando in campo al fianco di Ibra il recidivo Adri e spedendo in tribuna Balotelli ed in panca Cruz (ho la certezza che almeno un centinaio di maledizioni se l'è prese prima del match Josè da partre di noi nero-azzurri). Ma alla fine ha avuto ragione lui: non c'è stata partita, abbiamo dominato in lungo ed in largo, non abbiamo mai sofferto ed anzi abbiamo costretto gli avversari a soffrire. Il gol di Muntari nella ripresa chiude il cerchio delle nostre occasioni fino a quel momento sfruttate malissimo da Ibra. Perfetti sia Samuel che Matrix; grintosi, cattivi e sempre al posto giusto invece i centrocampisti. Abbiamo battutto la Juve, a San Siro, davanti al nostro pubblico, proprio nell'anno in cui loro erano più sicuri che avrebbero usato il nostro culo come un tamburo, proprio nell'anno in cui era più importante ma anche difficile batterli, perchè loro stavano giocando meglio; perchè arrivavano da una serie di vittorie convincenti; perchè noi stavamo giocando maluccio; perchè noi non avevamo più il Mancio in panca, ma Musigno e dovevamo dimostrare che anche con lui siamo una corrazzata; perchè non potevamo lasciare la possibilità ai cuginastri di superarci di nuovo.
Nella conferenza stampa pre-partita, il portoghese aveva sottolineato come questa partita per lui fosse solo UNA partita e non come per tutti noi tifosi invece LA partita. Nel vederlo esultare a fine partita però, con quello sguardo orgoglioso, con quella sciarpetta un pò così, con quel pugnetto al cielo alla Nadal ho avuto una certezza: lui, alle parole che ha detto in conferenza stampa, non ci credeva per un cazzo, perchè in tutto il Mondo sanno che Inter-Juve è LA partita di serie A, è l'emblema nel mondo del calcio italiano, è la consapevolezza che chi vince questa sfida si trova immerso in un limbo tra LA realtà di avere battuto una diretta concorrente per il titolo ed IL sogno di avere battuto la rivale di sempre. Oggi fino al match di ritorno quel limbo è nostro, su quel pezzo astratto di terra risplende sotto il timido sole dell'inverno una bandiera nerazzurra, piantata con grinta da 11 giocatori, 1 allenatore e migliaia e migliaia di tifosi
Andrea 11月16日 Biglietto da Visita <<Piacere, il mio nome è Zlatan Ibrahimovic, tiro sleppe paurose e se ne ho voglia risolvo una partita da solo. Voi mi avete già conosciuto, ma in questi due anni sono migliorato, faccio molti più assist e molti più gol. Ah, dimenticavo, l'avevo detto che mi candidavo al Pallone d'Oro....>> All'incirca sono queste le parole che Ibra ha redatto e firmato ieri sera in quel di Palermo ed ha spedito via tubo catodico alla Juventus. Un biglietto da visita di due gol, il primo di una bellezza e di una potenza devestante (84 km/h da fermo praticamente), l'altro su punizione, dal limite dell'area alla velocità di 124 km/h. Bazzeccole? Era stanco, era poco prolifico, era fuori ruolo...insomma ogni scusa era buona per noi tifosi per sperare che Musigno (cioè il Mou, ma le smorfie che fa in panca sono fantastiche, per questo trovo Musigno un soprannome azzeccato) gli desse almeno un turno di riposo. Ebbene erravamo tutti e lui aveva ragione: una doppietta con cui ci toglie di mezzo questa inutile trasferta. Inutile, si, perchè per noi interisti quello di ieri sera era un importante allenamento mentale in vista delLA sfida con i da sempre rivali gobbi. Certo, Musigno non poteva in conferenza stampa dire "Ehi, salve, andiamo a Palermo a vincere ma soprattuto a prepararci per la Juve. Il resto sono tutte storie", sicuramente non lo pensa nemmeno, ma solo xkè non è interista nell'anima. Non è una colpa eh, pochi allenatori dei nostri ragazzi dell'era Moratti erano veramente nero-azzurri (forse solo Zaccheroni ed il Mancio lo è diventato), e forse è anche meglio così, perchè se no non avrebbe mandato in campo ieri sera Cordoba, che difatti salterà la Juve per squalifica, ma che è stato importantissimo per annullare Miccoli, ed anche Maicon, anch'esso diffidato, ma che sulla fascia destra è una cosa sovrumana e che contro una squadra contro il Palermo che usa poco le fasce diventa necessario e sufficente per creare caos nelle teste difensive avversarie. In ogni caso abbiamo vinto, siamo tornati in testa, da soli, con tre punti sui gobbi, che per due giorni hanno sognato, hanno riassaporato la testa della classifica (e che tutti i giornali hanno acclamato come se già fossimo a giugno). Arriviamo alLA sfida di sabato prossimo rillassati noi tifosi, con qualche preoccupazione in meno, sperando in Ibra, in Samuel (grande prestazione anche ieri), in Maicon, in Cambiasso. Convinti che non possiamo regalare nulla ai bianco-neri, convinti di dovere mettere il cuore in campo, perchè l'ex Derby d'Italia è sempre una partita a sè. Spediamogli questo bigliettino da visita Ibra, ma ciò che conterà poi sarà la testa, il cuore ed i coglioni che noi tutti tifosi vedremo in campo a San Siro il 22 novembre alle ore 20.30 Andrea 11月9日 L'Angelo Argentino Non sarebbe morto nessuno logicamente, però ci sarebbero girate le palle non poco. Non invidio per niente gli abbonati di quest'anno: spettacolo zero, gol meno che meno, sofferenza tanta. Finora la ricetta vincente che Mourinho ha promesso, a San Siro non s'è ancora vista, anzi, i nostri ragazzi fanno una fatica boia in casa a strappare i tre punti, ma cosa ancora più incredibile per questa Inter, fa una fatica boia a segnare. Contro tante squadre c'è l'alibi della paura avversaria, ovvero l'idea base di chi viene a San Siro (indipendentemente che affronti Milan o Inter) è "Noi ci chiudiamo come cozze e ci attacchiamo alla nostra area come ostriche, se ci va di culo ripartiamo e un golletto lo facciamo". L'Udinese però arrivava oggi dopo una vittoria meritatissima in coppa UEFA, a Mosca (non maturata al 93°, in casa, contro il MiCalaLaBraga F.C.); arrivava da seconda in classifica a sorpresa; arrivava da squadra che aveva estirpato alla Roma il trono di 'più bella', in senso di gioco, della Serie A. Insomma, non era un'avversaria qualunque, soprattutto se vediamo che negli ultimi 2 anni non ci abbiamo mai vinto, neppure per sbaglio. La gente sperava nei tre punti, logico, ma soprattutto sperava di vedere finalmente qualcosa di simile ad un gioco di squadra. Niente Per i primi 45 minuti ho visto 11 uomini in maglia nero-azzurra che vagavano di qua e di là, senza ordine, senza idee, senza grinta, senza gioco, e 11 friulani farmi venire i brividi ogni volta che si avvicinavano alla porta di Julio (Cesar). Nella ripresa migliora un pochino la cosa, nel senso che almeno i friuliani si chiudono (cozza-ostrica ricordate?) nella loro metà campo e fanno sfogare l'Inter che però gioca davvero male...neppure le smorfie di Maicon, che un sorriso me lo strappano sempre visto quanto sono ridicole, riescono stavolta a farmi ridere, o almeno sorridere. Nulla. Ma poi, un lampo, una luce accecante ci risveglia dallo stato catatonico in cui eravamo caduti Entra Julio (Cruz). El Segna Semper Lù. I nostri occhi riniziano a muoversi, i cuori a battere, le speranze a salire, le mani a battere, la voce ad incitare i nostri beniamini, anzi, IL nostro beniamino! Si, perchè dal momento che entra Cruz, nel tifoso interista scatta una molla: "Osti, va lì ch'el ghè el Cruz, un golletino lo piazza speriamo!". E allora nonostante una partita di merda, nonostante Mourinho non abbia la minima idea probabilmente di cosa voglia dire ordine tattico (però lo pretende...bah), nonostante talvolta scenderesti in campo, prenderesti il pallone e diresti con tono scocciato al primo giocatore dell'Inter che ti trovi a tiro "Ecco ciula, guarda me. Così si fa un cazzutissimo cross!" (ne sa qualcosa un certo Conceicao quando passò per San Siro), nonostante tutto questo quando al 92°, tuffandosi come un angelo caduto in terra dal Paradiso, probabilmente spinto dal Prisco e dal Giacinto, Julio Cruz incorna e piazza il gol vittoria, la gioia è implosa nei nostri petti, è sgorgata fuori dalle nostre bocche facendo vibrare all'impazzata le corde vocali e tutti i nonni hanno sognato di avere per nipote Cruz, tutti i padri di avere per figlio Cruz, tutti i ragazzi di avere per amico Cruz, tutte le ragazze (ed i gay) di avere per fidanzato Cruz. Chissene frega se abbiamo giocato da cani, per oggi non ce ne frega nulla, per oggi vediamo solo un angelo argentino ch'el segna semper lù. Andrea P.S. Mi sembra il minimo non fare gli auguri ad uno dei pochi gobbi che ammiro, Del Piero. Un fuoriclasse dentro e fuori dal campo, auguri anche dal popolo interista. 11月5日 Nella testa di un genio Un motivo ci sarà pure. Noi interisti siamo strani, criticoni, ma ci vediamo bene. Pertanto un motivo ci sarà pure se nella Nord appena arrivato si cantava "E con Burdisso, io pippo e resto fisso..." mentre oggi qualcuno (parecchi qualcuno) cantano "E se c'è Burdisso, lo ammazzo crocifisso...". Io penso sinceramente che Burdisso, nonostante quei lineamenti da pugile dei peggiori bar di Caracas, nonostante quell'atteggiamento da 'dai, vieni, vieni che ti riempo di botte' e che poi puntualmente le prende (o il cartellino rosso, oppure vedi Valencia), nonostante tutto ciò penso sia un genio. Si, un genio, avete capito bene. Il perchè è un pò complesso ma seguite il mio ragionamento: siete nel bel mezzo di una partita ed una palla senza particolari pretese vi giunge incontro; vi girate verso la vostra porta e vedete il portiere uscire chiamando la palla (tra l'altro non un portire qualunque, ma uno dei migliori nelle uscite), vi girate dall'altra parte e notate un piccolo francese, che ha talmenyte tanto talento che gioca in una squadra cipriota, che v sta correndo incontro. Ora, le cose che potete fare sono due e molto semplici: 1) ti fidi del tuo amico, compagno di squadra e portiere e gli lasci quella cazzo di palla che aveva chiamato; 2) se ti intimorisce così tanto l'avvento del fuoriclasse francese che gioca in una squadra cipriota, scodelli il pallone il + lontano possibile dalla tua area. Ma Burdisso invece è un genio, in quella mini frazione di tempo in cui un normale essere umano sceglie una delle due opzioni lui si pone domande esistenziali (è nata prima la gallina o prima l'uovo?)e nel frattempo compie difficilissimi calcoli fisici/matematici/econometrici per capire quale opzione sia la migliore. Poi, l'illuminazione: LA APPOGGIO INDIETRO, DI TESTA, così il mio amico, compagno di squadra e soprattutto portiere potrà prenderla. I calcoli si rivelano errati probabilmente a causa di qualche ipotesi mal posta, oppure a causa di una variabile labile identificata non correttamente, fatto sta che regala il pallone al temibile fuoriclasse francese militante nel campionato cipriota, dando così l'uno a uno. Un errore a volte succede anche ai migliori, ma essendo Burdisso un genio, sa che la statistica vuole che due cagate nella stessa partita non si possono fare, soprattutto contro una squadra dal nome così impronunciabile che solo un Luca Giurato ebbro riuscirebbe a dire correttamente. A meno che il soggetto preso in considerazione (in questo caso lui stesso, cioè Burdisso) non sia una schiappa. Eppure lui è genio e soprattutto sregolatezza, tanto da riuscire ad andare contro le norme della statistica: la palla arriva con un docile cross dalla destra, un avversario è di fianco a te, ma tu sei in netto anticipo, hai tremila angolazioni diverse dove spedire il pallone tranne una, cioè di fianco a te. Burdisso, nella sua mente anormale, inizia a prender ein considerazione ogni posibile angolazione per poi passarla all'avversario. Un errore probabilmente legato alla non perfetta visuale (coperta dlal'arrivo del pallone) che non gli ha permesso di calcolare in maniera adeguata le angolazioni. Fatto sta che il genio regala il 3 a 2 momentaneo, poi pargegiato dal mitico julio che ci evita una figuraccia europea nonostante non riesca a cancellare totalmente una scia di ironica sfiga/sbadataggine/rincoglionitaggine (figo 'sto neologismo) che ci accompagnerà fino alla prossimo roboante vittoria, se mai ci sarà. Comunque posso dire un'unica cosa? Burdisso, noi odiamo i geni, vaffanculo. Andrea 11月1日 Le Cazzate e la Grinta E' un Inter senza via di mezzo, dopo due a zero consecutivi, tre gol alla Reggina, prendendone però anche due. Dopo due prove non ippecabili oggi ci si aspettava una forte risposta, anche perchè la Reggina, nonostante giocasse in casa, non è comunque al livello di un Genoa o di una Fiorentina. Ci voleva dunque una risposta di carattere. Venti minuti di showtime da parte dei nero-azzurri che prendono la porta di Campagnolo di mira grazie anche ad un 4-4-2 spregiudicato. Quaresma prende dopo pochi minuti un palo (che trema ancora adesso), mentre poco dopo Miacon non sbaglia, concludendo a rete un'azione da manuale del calcio. La Reggina si rende pericolosa attraverso le ripartenze, ma è ancora l'Inter a colpire con Vieira al 23° mettendo dentro una bellissima palla servitagli da Quaresma. Poi il buio. L'Inter scompare di fatto dal gioco lasciando campo alla Reggina, la nostra difesa si trova in difficoltà, perchè Zanetti e Vieira faticano a coprire bene le fascie dove Quaresma torna poco mentre Mancini è evanescente (sia in fase difensiva che in fase difensiva). Su un calcio d'angolo per i padroni di casa arriva il 2 a 1: Cozza, lasciato tutto solo al limite dell'area, scaraventa in rete. Brutto errore dei nostri ragazzi che se prima sognavano una goleada si trovano a dovere fronteggiare una possibile rimonta. Paura che si avvera nella ripresa grazie a Brienza, che sfrutta una disattenzione della nostra difesa troppo alta e soprattutto una mezza cavolata di Julio Cesar, eccessivamente fuori dai pali e che per questo non riesce ad arrivare in tempo su un rasoterra neppure troppo angolato. Allora l'Inter tia fuori le palle e finalmente riprende a costruire gioco, crea occasioni grazie ad un Balotelli attento alla posizione, ma ispiratissimo, ad un Ibra sempre illuminante, all'innensto di Crespo che sotto porta fa sempre male ed a un Quaresma in crescita. La palla però non entra fino al novantunesimo quando finalmente dopo troppo tempo l'Inter riesce a sfruttare un calcio d'angolo: ottimo cross di SuperMario e nella mischia Ivan Cordoba riesce a controllare e sparare in rete il gol del definitivo tre a due. L'Inter del Mancio prima e di Mou poi ci sta abituando ad avere una grinta particolare, una voglia di fare superiore a quella delle avversarie, però oggi come oggi ci sono troppe sbavature, troppi errori, troppe cazzate tra attacco e difesa. C'è bisogno di equilibrio, perchè è normale che, se giochi con quattro attaccanti e con due esterni difensivi votati all'attacco come Maicon e Maxwell, qualche rischio lo prendrai, ma due gol dalla Reggina per l'Inter sono forse un pò troppi. Comunque per l'ennesima volta prendiamo il lato positivo, abbiamo vinto. E se prima quanto meno non prendevamo gol, ora quanto meno ne segniamo uno in più degli avversari e nel calcio è questo ciò che conta. Andrea P.S. Vi prego, se Mancini è quello visto oggi, sopprimetelo, mi fa pena vederlo camminare senza meta sulla fascia! |
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