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Il Gazzettino Nero-AzzurroPer chiunque si ritenga "Non speciale, ma neppure pirla..." |
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Genoa-Inter
aggiornato dopo ogni giornata di Serie A
Aggiornato ogni giornata
March 08 Il Gioco del SacrificioNel calcio si può vincere con la classe, con la grinta, con il culo. In ogni caso però quello che non può e non deve mai mancare è il sacrificio. Puoi vincere uno o sette a zero, ma il sacrificio dei giocatori ci dev’essere sempre perché significa voglia di portare a casa il risultato. Poi vengono partite come quella di ier sera al Marassi in cui il sacrificio non è più un elemento aggiuntivo, ma la base su cui si costruisce la vittoria: vedere Balotelli fare il centrocampista più che l’attaccante (e farlo con immensa intelligenza e umiltà), Ibrahimovic tenere palla e fare sponde prendendo anche tante botte e soprattutto vedere un Cambiasso egregio come centrocampista come sempre, ma a dir poco superlativo ed insuperabile come difensore centrale, fa capire come Mourinho abbia messo in testa ai ragazzi che non conta solo il Manchester, ma anche tutto ciò che viene prima e verrà dopo. Il Genoa ha giocato la sua partita, dimostrando di essere un ottimo team, organizzato, deciso e che ha perso di fatto sulle due uniche vere occasioni da gol lasciate agli avversari. Cinico l’Inter a sfruttare subito in apertura un contropiede magicamente concluso da Ibra e un gioco di sponde tra i due centravanti a metà ripresa con palla dentro/non dentro in stile Cassano contro il Milan. Lo dirò subito onde evitare polemiche: dalle immagini sembra che la palla non abbia superato totalmente la linea di porta, ma il guardalinee rimembriamo che ha avuto una frazione di secondo per decidere, ha visto ¾ del pallone sicuramente dentro, ed ha così deciso. Di certo vorrò sentire parlare almeno fino a mercoledì del rigore non dato (con annessa espulsione) all’Udinese per il mani funambolico di Mexes nella propria area di rigore. Ma son sicuro che non si farà, che si parlerà solo di Champions, si faranno solo ipotesi e si farà sembrare la sfida dell’Old Trafford come l’ultima spiaggia di Mourinho. Cosa più falsa non si potrebbe dire. Vero che il portoghese è venuto in Italia per portare l’Inter dove in Europa non è mai stato con Moratti, ma ricordiamoci anche che giochiamo contro il Manchester, campione di ogni cosa possibile immaginabile dell’anno solare 2008, e che comunque è venuto a San Siro ed ha pareggiato. Potrà succedere di uscire, mettiamocelo ben chiaro nella testa, il discorso sta tutto nel vedere come si giocherà e come (nella peggiore delle evenienze) si uscirà, perché io ho la certezza che l’Inter dell’anno scorso da questo Manchester ne avrebbe prese 5 o 6 (ricordiamoci che ne prendemmo 3 dal Liverpool). Stiamo quindi pronti a subire sfottò e attacchi da ogni dove, ma anche pronti a fare un bel gesto dell’ombrello nel caso le cose andassero bene. Stiamo pronti a difendere il nostro Mister, che non so come voi l’abbiate visto, ma personalmente penso che sia fortemente deluso da un calcio che fino a 20 anni fa tutti ammiravano e di cui tutti in Europa sognavano un giorno di entrare a farne parte, mentre oggi è deriso, guardato con ribrezzo e tenuto a debita distanza da molti campionissimi. Dargli torto? No, in Inghilterra tutti lo amano perché, nonostante la sua arroganza congenita, portò schiettezza, innovazioni e migliorò in un modo o nell’altro un progetto già vincente come la Premier. In Italia invece la sua schiettezza è guardata con paura, le sue innovazioni con ironia ed è difficile riuscire a portare innovazione in un elemento già incancrenito da tempo. Spero che resti, ma so che gli costerà un grande sacrificio, come è costato all’Inter di ieri, come costerà all’Inter martedì, quando senza Samuel (in dubbio), Chivu (forte dubbio), Burdisso (sinceramente, meglio così) e Materazzi (quasi certamente non ci sarà) dovremo affrontare un attacco stellare. Incrociamo le dita ragazzi, e mettiamoci il cuore in pace: servirà sempre e comunque un po’ di gioco del sacrificio per essere interisti.
Andrea
February 16 Il Destino Nelle Nostre ManiOgni volta
che c’è un derby un pensiero va lassù, a Peppino Prisco, un uomo che viveva un
Campionato intero solo per quelle due sfide contro i rivali cittadini. Se ci
fosse stato stasera sarebbe stato contento, nel suo modo di vivere il calcio un
po’ bausciesco da milanese acquisito. Sarebbe stato contento di questa Inter
fisicamente disarmante per ogni avversario, di quel gol un po’ così di Adriano
e di quel finale di sofferenza che solo noi possiamo concepire. Il derby è la
partita di noi tifosi, quella che non vuoi mai perdere, quanto meno per evitare
gli sfottò. Quella di stasera di fatto ci ha consegnato il destino del
Campionato in mano, ora tutto sta a noi, perderlo come vincerlo. San Siro
spolvera un pubblico da grande occasione, coreografie emozionanti, suoni mozza
fiato. L’Inter è in campo e se il Milan prova a fare il match, i ragazzi non
hanno problemi a resistere ed anzi a rispondere: le migliori occasioni sono
nostre ed il gol arriva con Adriano, il ragazzone brasiliano che un po’ con la
testa e un po’ (tanto) con il braccio mette la palla dentro. Tifosamente:
chissene frega, vincere così dà un gusto ancora maggiore di presa per il culo
per i diavoli. Sportivamente: il gol l’avrei annullato, seppur ci sia l’involontarietà.
Insomma decisione difficile, ma di fatto è la situazione che cambia la partita,
perché il Milan scompare e sale in cattedra definitivamente l’Inter che gioca
un buon calcio, con la potenza fisica e la velocità va a mettere in crisi il
centrocampo rosso-nero non abituato e svogliato nel rincorrere gli avversari
portatori di palla. Il colpo pesante arriva in chiusura di ripresa quando Deki
(che s’era mangiato un gol che anche mia sorella avrebbe messo, e non sto
scherzando) fa partire una botta violenta dal limite dell’area su assist di
Ibra. Pam, 2 a
0 ed il Milan in tilt. La ripresa ci dà un Milan forse più carico, ma
confusionario e che regala a noi nero-azzurri, ottimi nelle transizioni
offensive, almeno tre occasioni da gol per chiudere definitivamente il match.
Ma il derby quasi mai è chiuso e dal 25° della ripresa, anche grazie all’ingresso
di Inzaghi, il Milan trova nuova verve e prende in mano il gioco, trovando il
gol con Pato e poi una continua pressione ai limiti della nostra area. Soffriamo,
sudiamo sia i ragazzi in campo, sia noi tifosi sugli spalti, sia noi a casa
sulle nostre poltrone (è incredibile come una partita ti regali una sauna
gratis comodamente seduto a casa). Ma alla fine l’arbitro fischia e il 270°
derby della Madonnina va alla squadra oggettivamente più forte, che nonostante
alla fine abbia sofferto, ha dato prova per 70 minuti di grande solidità,
compattezza e tecnica. Lodi a Maldini, grande signore non solo del Milan, ma
del calcio italiano e lodi ad Adriano, che dedica il gol al figlio di Musigno,
suo grande fan dimostrando, in fondo di essere un ragazzo con un cuore grande
così. Una tiratina d’orecchio ci sta invece per il Mister, che tatticamente
azzecca tutto, perché ottima la prestazione di Samuel e Chivu, coraggioso e
preciso Santon, buona prova del centrocampo, ma poi fa sudare tutti quanti
quando inserisce Vieira e Burdisso togliendo i terminali offensivi. Tutto per
il verso giusto stasera però alla fine, anche se per un momento, all’ingresso
in campo di quel 35enne travestito da 25enne che è Inzaghi, ho la certezza che
ogni tifoso nero-azzurro ha pensato “Cazzo, adesso entra, segna e dobbiamo
sorbirci la sua solita esultanza di mezzora…” ma per fortuna il guardalinee era
sobrio e vede tutti i suoi fuori giochi, esistenti, dal primo all’ultimo.La certezza
dello Scudetto è logico che non ci sia, ma ora possiamo solo vincerlo o
perderlo noi,possiamo
sbagliare solo noi. Mi piace pensare che stasera Peppino Prisco abbia fatto uno strappo alla regola, sia sceso un secondo e ci abbia consegnato il destino nelle nostre mani, dicendo che il momento migliore per farlo era proprio oggi, quando gobbi e cacciaviti perdono pezzi per strada.
Andrea
February 08 Derby a Distanza Quando in vista c'è un derby, la parte bella (oltre alla partita) è lo scontro ironico e cinico tra i tifosi delle due squadre. Di fatto il derby inizia almeno una settimana prima della vera partita. Ieri alle ore 18 è sceso in campo l'Inter, mentre alle 20 e 30 il Milan ed il verdetto finale è stato chiaro: Inter stravince, il Milan pareggia, ma di fatto perde. Perde un'occasione d'oro per starci col fiato sul collo, perde l'occasione per dimostrare che non è un album di figurine e basta, ma soprattutto perde Kakà per la stracittadina. Il brasiliano si fa male e la sua condizione non è buona, è previsto un lungo stop, ma sicuramente non ci sarà a Londra per Italia-Brasile e nemmeno per Inter-Milan. Ma parliamo un attimo dell'Inter vista ieri allo stadio Via del Mare di Lecce: prima abbiamo resistito ai giallorossi colpendo in contropiede, poi abbiamo preso in mano il pallino per distruggere nell'ultima mezzora la resistenza avversaria. Una perfetta tattica di battaglia che ha portato i suoi frutti ieri come in altre partite contro squadre medio-piccole in trasferta. Non abbiamo giocato bene, il modulo ad albero di Natale non ha convinto, ma il risultato finale, la grinta messa in campo e la classifica soprattutto convincono eccome. Ibrahimovic sorride sotto il suo naso aquilino; Figo fa gol di testa sentendosi un giovincello e non un giocatore in perfetta età da "titolare da Milan" e infine Deki per l'ennesima volta si dimostra indispensabile mettendolo in culo (scusate la volgarità) a tutti quei tifosi juventini che in estate hanno sputato sopra un suo possibile arrivo a Torino, dimostrando che a volte anche gli SpecialOne possono sbagliare la prima impressione. Ora Dejan è diventanto un elemento indispensabile nella scacchiera tattica di Musigno. E proprio il Mister a fine partita si lascia andare a qualche dichiarazione polemica (strano vero? Musigno è una persona così poco critica, non fa mai polemica) verso gli arbitri che, dice, "dall'episodio di Siena, con il quale si è alzato un polverone mediatico incredibile contro di noi, i ragazzi hanno notato molte decisione discutibili: oggi il rigore su Ibra, settimana scorsa il mani di Abate, l'espulsione di Muntari. Non sarei un vero leader se non riportassi le opinioni della squadra". A mio parere i giocatori finchè vincono se ne fottono di queste decisioni discutibili, e la voglia di dire queste cose era solo di Mourinho, perchè dopo un tre a zero i giornali non avrbebero potuto dire nulla di negativo su di noi e la settimana sarebbe stata davvero troppo pallosa così. E dunque via, un pò di carne al fuoco non fa mai male, soprattutto prima di un derby! Il Cirque Du Soleil Milan è pronto ad affrontarci ad armi spiegate, tranne forse sfortunatamente (per lo spettacolo, fortunatamente da tifoso) Kakà, e noi dovremo essere pronti a rispondere ai loro colpi. Quindi calma, concentrazione, lavoro duro, grinta, perchè da ieri è ufficialmente iniziato il derby di Milano. Andrea P.S. ieri per la prima volta da quando è all'Inter Quaresma ha azzeccato tre cross di fila ed ha quasi segnato. Peccato che vestisse la maglia del Chelsea. February 01 Troppo Poco, Troppo Tardi (ma che dura la Serie A) L'occasione era ghiotta, anzi, ghiottissima. Il Real Cagliari che tre giornate fa ci aveva fatto penare in casa, ieri sera ha schiantato una Juve imbarazzante in difesa, dandoci così l'opportunità di portare a nove i punti sui bianco-neri. Ma mai fare i conti senza l'oste. Come ogni squadra che si rispetti (di medio-bassa classifica) il Toro è venuto a San Siro imbottito di difensori, pronto a lottare con il coltello fra i denti per portare a casa almeno un punto contro la squadra più forte del Campionato. Missione compiuta. Un primo tempo di difficile interpretazione, più che altro perchè giocato da cani sia da noi che da loro, senza emozioni se non qualche occasione sporadica per i nero-azzurri. La ripresa invece parte subito forte con i granata che svegliano un addormentato pubblico pagante passando a sorpresa in vantaggio con un ottima girata di testa di Rolando Bianchi. E come tradizione vuole, dopo la botta in testa ecco che l'orgoglio meneghino interista si risveglia: l'Inter inizia a giocare a calcio, schiacciando gli avversari, collezionando angoli su angoli. E proprio dai tiri dalla bandierina arrivano i maggiori pericoli per gli avversari: prima Cordoba si mangia un gol da due passi (comunque strepitoso Sereni oggi) e poi finalmente Burdisso insacca il pallone dell'uno pari. In tipico stile Musigno, oltre alle faccete mai assenti in panca, ecco buttati nella mischia Figo, Quaresma e Crespo. E proprio Valdanito va vicino al gol vittoria con un colpo di testa deviato dall'estremo difensore torinista sul palo. I fischi sadici di noi tifosi mandano in tilt Trivela, che ci prova, fa anche buone giocate, ma sbaglia di tutto e di più e forse qua un piccolo mea culpa da parte di noi tifosi ci sta. Il finale è un estenuante assedio all'area granata che regge anche con un pò di fortuna (altro palo, questa volta di Ibra) e riesce dunque a portare a casa un importantissimo punto in chiave salvezza. La domanda viene spontanea: un punto guadagnato sulle inseguitrici o due punti buttati per aria? La risposta si avrà solo stasera, alla fine della trasferta dei cugini in casa degli amici laziali (fatecelo sto favore fratelli!). Intanto si può solo dire che giocare solo 30 minuti su 90, non è un buon metodo se si vuole vincere lo Scudetto. E' il caso che Musigno&Co. si interroghi sul perchè di questo amorfismo, togliendo il vero, ma banale uso dell'alibi "Cazzo, vengon o tutti qua a San Siro che sembra debbano giocare la finale di Champions, diteglielo che si gioca a Roma quest'anno, non a Milano!". Ultimo punto sulla partita, sottolineerei ancora una volta l'ottima prova di Santon; caro mario, guarda e impara. Piccolo spunto direi invece che merita in generale la situazione della Serie A 2008/2009. SEnza dubbio il nostro campionato non è tra i più belli, anzi, ma è indiscutibilmente il più duro. L'Inter (prima in classifica da circa...mmm...3 anni di fila direi), nelle ultime 5 giornate ha pareggiato in casa col Cagliari United, perso a bergamo con l'Atalanta, vinto a fatica con la Samp, dominato (era ora) col Catania e pareggiato in rimonta col Torino. La Juventus, attualmente seconda in classifica, ha faticato col Siena e perso malamente col real Cagliari; il Milan invece col Genoa s'è fatto rimontare andando a pareggiare, dimostrando non tutta questa disparità di forza (cosa che traspare dalla classifica); infine la Roma nel diluvio di Reggio Calabria rimane ipnotizzata dalle parate di Campgnolo e perde l'occasione di riportarsi in zona Champions pareggiando. Dati alla mano vincere in Serie A oggi è un'impresa non da tutti ed è quindi fuori dubbio la forza di questa Inter, che forse non incanta ma riesce in un modo o nell'altro a fare sempre risultato. Critiche o non critiche dei media (Balotelli oramai è l'uomo più discusso dopo Obama, mentre si tace circa le richieste di Del Piero e le panchine di Ronaldinho e Aquilani). Oggi abbiamo fatto troppo poco e quel poco troppo tardi per poter vincere, però che faticaccia è diventato giocare in Serie A! Andrea P.S. Mourinho ha confermato in lista Champions la presenza di Samuel al posto di Balotelli, spostato nella Lista B, escluso quindi (a malincuore per parole stesse di Mourinho) Crespo, che dovrà dimostrare il suo valore in Campionato e Coppa Italia. Per ilr esto nessun cambiamento. January 29 Pochi Ma Buoni Pochi ma buoni i gol di Udinese e Genoa con cui sono stati fermati Juventus e Milan; pochi ma buoni i ragazzi ieri in campo a Catania dopo l'espulsione di Muntari; poche ma buone le parole di Beppe a fine partita; pochi ma buoni i punti di vantaggio sulle inseguitrici; pochi ma buoni gli anni di Santon. Come spesso capita nella vita, i detti popolari sono sempre quelli con più fondamento perchè nati da esperienze di vita. Sono bastati i gol di Quagliarella e Di Natale per fare tornare l'Udinese alla vittoria dopo 3 mesi, e non contro l'ultima arrivata, ma contro la Juventus. Le lacrime a fine partita di alcuni giocatori friulani dimostrano l'attaccamento verso l'allenatore mentre la delusione negli occhi degli altri bianco-neri dimostrano la pessima partita della Juventus, che perde così il treno dell'Inter e deve tornare a sperare nei nostri passi falsi. A Milano intanto splende la luce d Beckham, fuoriclasse senza tempo e la partita di ieri ne è la prova, ma i rosso-neri fanno i conti senza l'oste, che in questo caso è il Principe Milito. Mancato l'aggancio alla Juve dunque, diventano 8 i punti di distanza da noi nero-azzurri. Intanto l'Inter dopo cinque minuti di gioco era in vantaggio grazie al gol di Deki, in un campo difficile come Catania e giocava con ordine e attenzione, mettendo in campo il carattere di Beppe Baresi, per la prima volta allenatore dell'inter dopo una vita in nero-azzurro. Calma, aggressività, attenzione e controllo. Quattro punti che i ragazzi rispettano giocando la miglior partita del 2009, seppur il Catania trovi il pareggio, ma su una azione viziata da un evidente fallo di gioco pericoloso di morimoto su burdisso.Alla mezzora poi l'arbitro vede un intervento da rosso diretto di Muntari: per l'ennesima volta Sulley Ali paga la cattiva nomea che s'è costruito negli anni e viene espulso per un intervento che al massimo era da giallo. Cose che succedono purtroppo (o forse c'è la sudditanza psicologica a favore del Catania? Bah). L'ultimo quarto d'ora del primo tempo, in dieci, soffriamo contro un Catania che preme e che ci prova, ma il risultato è salvo e nella ripresa le parole di Beppe e le indicazioni di Musigno ridanno compattezza e ordine alla squadra che si difende bene ed attacca seppur con un uomo in meno, soprattutto in contropiede. E proprio su una ripartenza Stankovic lancia sul filo del fuorigioco Ibra che salta Bizzarri con un dolce pallonetto ed appoggia con calma la palla in rete. Partita chiusa. Nel post partita due sono le cose che saltano all'occhio: innanzitutto la felicità di un Baresi, che può ben dire a tutti, compreso la fratello, che la migliore Inter del nuovo anno s'è vista con lui in panchina e con 10 uomini contro 11; in secundis è bello vedere come molti giocatori vadano ad abbracciare e a complimentarsi con Santon. Il ragazzo, alla terza partita di fila, s'è dimostrato ancora una volta quasi perfetto, senza sbavature in difesa, aggressivo e costante in attacco, umile nel seguire le decisioni e attento a captare ogni consiglio. Pochi anni, gestiti alla grande a differenza del suo amico Balotelli. L'avere rifiutato la convocazione per ieri dimostra quanto debba ancora crescere il ragazzo, viziato dal proprio talento e dall'eccessivo clamore mediatico che lo ha sin dall'inizi circondato. A 18 anni non è possibile rifiutare una convocazione all'Inter (non stiamo parlando della Poggibonsi, con tutto il rispetto), pretendendo qualcosa in più da tutti, hanno ragione sia Baresi quando dice "Santon è la dimostrazione che se anche qualcun'altro (Balotelli) ascoltasse i consigli e avesse umiltà, anche se sei giovane in questa Inter puoi giocare" ed anche Ibra che spiega "Anche io a 18 anni parlavo tanto, ma lavoravo sodo. Si può parlare solo quando si lavora sodo e si è sicuri di dare sempre il massimo. Balotelli non lo sta facendo, prima lavori, poi parli". Peccato che in una serata invernale ma stranamente calda per noi interisti, a rovinarci un pò la gioia sia un ragazzino di 18 anni, pochi anni, ma non tanto buoni in questo caso. Andrea Le sue grandi e sempre attuali battute
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